Il Tirreno

Piazza Manzoni giù in una notte sola Ma l’allarme c’era

di Cecilia Cecchi
Piazza Manzoni giù in una notte sola Ma l’allarme c’era

Dopo aver verificato, negli archivi, i documenti del 2008 ora chiede risposte il consigliere di Rifondazione Callaioli

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PIOMBINO. Piazza Manzoni è venuta giù in una notte di bufera.

Ma due settimane prima l’allarme c’era stato.

Dopo aver verificato negli archivi del Comune chiede risposte il consigliere di Rifondazione Fabrizio Callaioli.

«Di gestione della costa urbana e di frane si parla tutti i giorni – dice Callaioli – ma siamo indietro. Ricordiamo costantemente che la costa è stata usata come discarica e si vede sin troppo bene anche solo guardando verso Calamoresca dal Falcone: si capisce dalla vegetazione dove la terra è stata riportata e si verificano crepe da decenni. Continui segnali di dissesto: per frane o pericoli di frana palesano una condizione critica dal punto di visto idrogeologico con minaccia di imminenti danni ambientali e rischi per le persone. Il ripetersi di questi fenomeni, negli anni passati, è sintomo di indiscutibili errori nella gestione del territorio».

«Oltre tutto – sottolinea Callaioli – mai sono state indagate a sufficienza le cause degli errori né accertate le responsabilità. La terra si sfalda, situazione che non si può denunciare come inaspettata. Nessun colpevole e costante mancanza di iniziativa idonee, cura, tutela...».

Esaminando la documentazione del 2008 in Comune, la scoperta.

«Negli archivi della polizia municipale c’è una comunicazione datata 14 novembre 2008, cioé due settimane prima del crollo delle antiche mura di piazza Manzoni e di parte della piazza stessa, che risale al 28 novembre 2008 – ricorda l’avvocato Callaioli – La comunicazione è dell'istruttore direttivo Franco De Nadai che denunciava un dissesto del nuovo marciapiede predisposto in piazza Manzoni, dopo l'ultimazione dei lavori di costruzione del parcheggio sotterraneo».

«Questo documento – specifica – indicava il rialzamento di alcune betonelle, un vistoso avvallamento della superficie poco ad est del rialzamento, la necessità di manutenzione del muro di contenimento per varie crepe e dissesti nonché un non indifferente distacco tra il nuovo marciapiede e il muro. La comunicazione concludeva suggerendo una valutazione di merito circa un possibile inizio di cedimento del muro verso la ripa».

«La notifica della grave situazione di pericolo nella zona adiacente alle mura è corretata da foto e arriva all’ingegner Bianchi ai lavori pubblici. Posso capire – conferma – che nello spazio di due settimana si potesse far poco, ma almeno l’area doveva essere interdetta. O se passava qualcuno mentre tutto crollava? Sarebbe stata una tragedia».

Necessario per il presidente del gruppo di Rifondazione comunista sapere «quali iniziative furono prese per evitare la frana, che poi è accaduta, nelle due settimane trascorse tra la comunicazione di De Nadai e il crollo delle mura...? Aspetto chiarimenti dai responsabili, il sindaco o gli assessori competenti».

Risposte le avrà nel prossimo consiglio, il 27 aprile.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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