Ma sui piatti tipici Visit Elba è nel mirino
Produttori locali infuriati per i contenuti del portale: «Crèpe alla nutella tra le eccellenze, è assurdo»
PORTOFERRAIO. Da pochi giorni è online nella sua versione base. Eppure il portale di informazione turistica Visit Elba ha già fatto arrabbiare parecchi chef, produttori locali ed esperti enogastronomici. Il motivo? Sta tutto nelle pagine tematiche sul portale dedicate, rispettivamente, alle “Esperienze del gusto all’isola d’Elba” e ai “Turisti del food”. In tanti hanno storto il naso leggendo i contenuti delle due pagine. Le critiche sono diverse: dalla scarsa attenzione ai veri prodotti tipici elbani, alla superficialità dei contenuti, fino all’assenza di link a siti più informati. E i colpi bassi, di certo, non sono mancati per chi lavora nel settore enogastronomico dell’isola. Esempi? Tra i cibi da non perdere a Porto Azzurro sono inserite le tipicissime crèpe alla nutella, mentre a Capoliveri c’è la pizza con i frutti di mare. E a Marciana Marina le pappardelle fatte in casa.
«Ci aspettavamo di più, dopo tanta attesa – racconta Gian Mario Gentini, produttore agroalimentare – i contenuti sono troppo scarni e inesatti. Da anni stiamo lavorando per lanciare l’enogastronomia dell’isola, ci siamo rimasti male. Un esempio? Sul blog di VisitElba si parla del dolce tipico cerimito dicendo che è scomparso, quando c’è un’azienda elbana che ha investito sulla sua produzione».
«C’è una superficialità sul tema che non è accettabile - aggiunge Valter Giuliani, presidente dell’associazione Elba Taste che, da tempo, sta cercando di valorizzare l’enogastronomia made in Elba – si fa passare per piatti tipici prodotti che, con l’isola d’Elba non hanno niente a che fare e non si valorizzano gli sforzi che diversi artigiani locali stanno facendo per riproporre prodotti legati alla cultura e alle tradizioni locali».
Piatti come la crèpe alla nutella sono stati una “coltellata” per i produttori e i cuochi elbani. Lo spiega, senza giri di parole, lo chef e produttore locale Massimo Poli: «Ci siamo sentiti offesi – spiega – il sito dovrebbe essere una piccola vetrina delle eccellenze elbane, non un testo superficiale come quello che è uscito. Non sono adeguati i contenuti, tanto meno la forma di quanto è stato scritto. Con tutti i mezzi economici a disposizione della Gestione associata ci saremmo aspettati un risultato diverso. Mi metto nei panni di un turista, di certo non sarebbe incentivato a venire all’Elba». Sulla stessa linea Arianna Negri, enologa, che si è espressa su Facebook. «Prendiamo le erbe selvatiche: ci vorrebbe un capitolo solo per quelle. Nepitella ok, ma ginepro nelle ricette elbane? Probabilmente non me ne intendo, quindi sono pronta a fare il mea culpa però al massimo l'ho visto usare nel cinghiale. E il rosmarino? La lavanda? L'aglio selvatico?». L’impressione degli addetti ai lavori è di un’accozzaglia di contenuti, poco approfonditi e inesatti. «Si tratta di una versione del sito basica – spiega per la Gestione associata, Claudio Della Lucia – i contenuti sono in continuo aggiornamento e migliorabili». ©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
