Vertenza Cevital, sindacato compatto. E con il mandato a trattare
Ma un gruppo di lavoratori: "Su cosa si discute se un piano non c'è?"
PIOMBINO. Il messaggio che il sindacato ha voluto dare ieri è stato quello di compattezza. Lo ha scritto più volte in un lungo comunicato stilato dopo oltre quattro ore di consiglio di fabbrica, una riunione a porte chiuse tra i delegati di Lucchini, Lucchini servizi e i segretari di Fim, Fiom, Uilm.
Nella nota si parla di «enorme preoccupazione» ma anche di «alto senso di responsabilità, nella consapevolezza che siamo alla vigilia di un appuntamento essenziale per il futuro di migliaia di famiglie e di un intero territorio.
Su questo non esistono scorciatoie e non esistono accordi preconfezionati ma siamo di fronte a una trattativa difficile e complessa, in cui tutti gli obiettivi devono essere contrattati e conquistati». Poi la parte centrale della riunione di ieri, lo scopo per la quale era stata convocata: «Su questo la Rsu all’unanimità dà pieno mandato alla delegazione trattante a discutere con Cevital per costruire un accordo politico sugli organici e sugli assetti che dovrà trovare la sua attuazione nel piano industriale dettagliato».
«E’ stato ribadito in tutti gli interventi - prosegue la nota - che il primo degli obiettivi prioritari da conquistare è la garanzia occupazionale per tutti i lavoratori, condizione indispensabile per il buon esito della trattativa. Un altro aspetto fondamentale riguarda gli ammortizzatori sociali necessari in attesa della realizzazione degli impianti che Cevital dovrà presentarci in modo dettagliato nel progetto industriale; intanto abbiamo chiesto il prolungamento del contratto di solidarietà in scadenza a fine aprile. Inoltre sarà importante ridefinire gli aspetti salariali degli accordi dichiarati decaduti da Cevital e conoscere gli accordi commerciali per l’acquisto dei semiprodotti, utili a garantire la continuità produttiva della laminazione, in attesa dei forni elettrici. Nonché definire tempi e modi con cui, al termine di questo percorso, ciascun lavoratore abbia la propria ricollocazione».
Quindi i prossimi passaggi: lunedì la ripresa delle trattative con Cevital e la dirigenza della Lucchini in amministrazione straordinaria, giovedì 23 le assemblee in fabbrica «per informare e confrontarsi con i lavoratori sullo stato della trattativa. Verranno fatte più assemblee in orari diversi al fine di consentire a tutti la possibilità di parteciparvi e avere il massimo dell'informazione. Con la totale trasparenza e apertura che da sempre ha caratterizzato la linea sindacale e democratica di Fim Fiom Uilm (a differenza di altri), ogni lavoratore potrà partecipare e intervenire a tutte le assemblee che ritiene opportune. Ovviamente tutti saranno informati sull'evolversi della trattativa e saranno chiamati ad esprimere il loro giudizio sul risultato finale attraverso il referendum».
La nota prosegue con l’impegno a «continuare a lavorare secondo i principi di unità e compattezza, fino ad ora tenuti anche con le istituzioni, le altri parti sociali e il sistema imprenditoriale che hanno fatto di Piombino un modello a livello nazionale».
Dichiarazioni che stridono con quelle di una ventina di lavoratori della ex Lucchini e dell’indotto, contenute in un’altra nota dove si definisce l’assemblea pubblica di venerdì scorso in piazza Gramsci «un deludente comizio in cui soltanto i rappresentanti dei sindacati e delle istituzioni hanno avuto diritto di parola. I cittadini e i lavoratori sono stati trasformati in semplici uditori, chiamati ad applaudire i “grandi passi avanti” che, a detta dei detentori del microfono, sindaco e sindacati, sarebbero stati compiuti nella trattativa al Mise».
«Quanto ai grandi passi avanti - aggiungono - ci sembra che in realtà si sia rimasti sostanzialmente dove eravamo: senza un serio piano industriale e con l’ ennesimo rinvio a data da destinarsi. Per questo non capiamo su cosa il sindacato in questi giorni possa trattare con Cevital, visto che manca ancora un concreto progetto industriale su cui articolare tutto il resto. Comunque solo i lavoratori riuniti in assemblea unica posso decidere del mandato da conferire ai rappresentati sindacali, mandato con il quale eventualmente andare a trattare».
«Giunti a questo punto - proseguono - pensiamo che sia necessario che la trattativa sia condotta direttamente dai vertici nazionali dei sindacati, perché la vertenza Piombino non riguarda solo il nostro territorio, ma tutta Italia e quindi riguarda anche il Governo, che dovrà farsi carico della risoluzione della vertenza, fino a puntare, eventualmente, alla riacquisizione pubblica dello stabilimento. Ciò che deve essere chiaro è che la vertenza Piombino non è chiusa; chi si è affrettato ad attribuirsi il merito della presunta risoluzione della vertenza, anche in vista delle prossime elezioni, sappia che per noi non c'è niente da festeggiare».
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