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Una folla in lacrime per Lorenzo
La chiesa di Santa Barbara gremita per l’ultimo saluto all’avvocato ucciso nella strage a palazzo di Giustizia a Milano
RIO MARINA. «Non porto rancore, ma voglio che sia fatta giustizia per mio figlio». Le parole di Aldo Claris Appiani sono quelle di un padre distrutto. Interrotte dagli applausi scroscianti e dalle lacrime delle tante persone che, giovedì 16, hanno gremito la chiesa di Santa Barbara a Rio Marina.
Rio Marina ha partecipato in massa a un dolore straziante, di dimensioni enormi. Tali da disorientare una comunità così piccola. Diverse centinaia di persone, non solo di Rio Marina, hanno voluto dare l’ultimo saluto a Lorenzo Claris Appiani, l’avvocato di 37 anni che ha pagato con la sua vita il folle gesto di Claudio Giardiello. L’avvocato, legato da sempre alla comunità riese è stato freddato da un colpo di pistola sparato al petto giovedì 9 aprile, al palazzo di giustizia di Milano.
«Un martire», come ha ricordato il suo amico d’infanzia Nicola Calocero durante la cerimonia nella chiesa di Santa Barbara, a Rio Marina. Una cerimonia che si è svolta in un clima completamente diverso rispetto al funerale di Stato con il quale, poche ore prima a Milano, è stato tributato il giusto omaggio all’avvocato e al giudice Ciampi. A Rio Marina l’enorme portata del fatto di cronaca di livello nazionale, si è concentrata nella semplicità e nella compostezza del dolore di un’intera comunità commossa. Negli occhi gonfi degli amici di Lorenzo che hanno condiviso con lui le estati all’Isola d’Elba. Negli abbracci familiari con i quali tante persone hanno voluto trasmettere affetto alla mamma Alberta, al padre Aldo, alla sorella Francesca e alla nonna materna.
«Ci sono poche parole da dire – ha spiegato don Leonardo Binacalani che ha recitato la messa in una chiesa gremita di persone – ma come uomo e come sacerdote mi sento di ricordare il valore della vita eterna e che l’amore va oltre. Sempre. E questa comunità lo sta dimostrando. Ma è in questi momenti di dolore che l’amore deve essere dimostrato, stando vicino a questa famiglia che sta soffrendo».
Una folla silenziosa, intorno alle 15, attende nel piazzale della chiesa di Santa Barbara l’arrivo del feretro di Lorenzo Claris Appiani. All’arrivo i familiari sono sommersi da un applauso. La partecipazione è assoluta, una spiegazione tangibile - se mai ce ne fosse bisogno - della scelta della famiglia di seppellire il caro proprio nel paese elbano. Non solo luogo di origine dei nonni dell’avvocato ucciso a Milano ma una vera casa per Lorenzo Claris Appiani, un luogo dove ha lasciato amici e tante persone che gli hanno voluto bene davvero.
«Accogliamo Lorenzo nella sua terra, in un posto che ha amato lui e che ama due grandi amici – ha detto, visibilmente commosso, il sindaco di Rio Marina Renzo Galli – la mamma Alberta e il babbo Aldo sono infatti persone estremamente vicine al paese e alla nostra amministrazione comunale. Siamo tutti commossi per Lorenzo, un cuore puro che ha lavorato per le stesse istituzioni che, purtroppo, non lo hanno saputo difendere».
La cerimonia funebre condotta da don Leonardo Biancalani è stata interrotta dagli interventi del sindaco Galli e degli amici di Lorenzo, Nicola Calocero e Alessio Iacopini.
Poi ha preso la parola il padre Aldo Claris Appiani che ha trovato la forza di parlare, chiedendo giustizia per il figlio morto a palazzo di Giustizia e ha ringraziato Rio Marina per l’affetto dimostrato.
Al termine della messa il feretro di Lorenzo Claris Appiani è stato portato, scortato dalla folla, fino al cimitero comunale. Il giovane avvocato, come desiderato dai familiari, è stato tumulato nella cappella di famiglia accanto alle spoglie del nonno Virgilio. Fu proprio il nonno, negli anni Settanta, a voler riattivare la vigna di proprietà dei Claris Appiani. La famiglia, infatti, è molto conosciuta nel versante orientale dell’Isola. Il babbo Aldo, ex pediatra, gestisce l’azienda vinicola e agriturismo, “Le Sughere del Montefico.
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