L’odissea dei malati per la radioterapia
Ogni giorno dieci ore di viaggio dall’Elba fino a Livorno per le cure contro i tumori: «Tanti disagi, ma sappiamo farci forza»
PORTOFERRAIO. Oggi sono sette nel pulmino, anzi otto, c’è anche Guido Olmetti, il conducente. Viaggiano da Piombino a Livorno, poi il ritorno.
Lo fanno tutti i giorni, quasi tutti per circa un mese mezzo. Solo il sabato e la domenica “si riposano” e quindi percorrono in totale circa 7000 chilometri in 270 ore, quasi 12 giorni di viaggio.
A tali cifre si devono aggiungere i chilometri e i tempi per raggiungere il traghetto a Portoferraio, se le persone che fanno questi tour abitano nei paesi isolani. Non si tratta di un movimento turistico; Guido è autista della Misericordia di Portoferraio e i viaggi ripetuti di queste sette persone avvengono dopo aver fatto per alcune settimane la chemioterapia all’ospedale di San Rocco. Sì, sono viaggi di ammalati di tumore che vanno all’appuntamento con una radioterapia che si può fare solo nella città labronica. Un viaggio della speranza, un viaggio per guarire. Ma ecco che Carmen (il nome è di fantasia), fa la cronaca di un viaggio certamente particolare. La donna abita in una zona periferica di Marina di Campo e dà una testimonianza per far capire come si vive tale situazione, che purtroppo ogni anno colpisce decine e decine di persone sull’isola.
«Affrontiamo questi viaggi anche in allegria, occorre farsi forza e in compagnia ce la facciamo a stare meglio – dice Carmen – abbiamo questi angeli custodi, questi ragazzi che accompagnano dal paese fino a Portoferraio e altri che permettono il viaggio più lungo fino a Livorno, e poi il ritorno. Mi alzo la mattina alle 4,30 e i volontari della Pubblica Assistenza campese mi prelevano intorno alle 5,50. Giungiamo al porto e saliamo sulla nave Moby che imbarca il pulmino. Oggi abbiamo con noi Guido, autista davvero in gamba, gentile e disponibile con tutti. All’ospedale di Livorno ci agevolano il momento della radioterapia, sanno che veniamo dall’isola, anche se un po’ c’è da aspettare. Ce la sbrighiamo, la radio dura 5 minuti e infatti alle 11,55 imbarchiamo di nuovo al porto di Piombino. Arrivati a Portoferraio trovo di nuovo i ragazzi che mi portano a Marina di Campo e la giornata di cura si conclude sulle 13,20. Ringrazio tutti, e i miei compagni di viaggio con i quali condivido questa esperienza». Dieci ore di viaggio, dunque, per Carmen per 30 volte, 300 ore, circa 12 giorni di movimento continuo, con ogni condizione atmosferica. E se capita d’imbarcarsi col Bastia (come accaduto quest’inverno) sono dolori, crescono i disagi. Persone che lasciano la famiglia o il lavoro. «Se la terapia fosse possibile sull’isola o almeno a Piombino – conclude la donna – i sacrifici sarebbero molto ridotti. Siamo malati e dobbiamo affrontare il disagio. Ma ci sostiene lo spirito, la forza interiore; la malattia si può sconfiggere proprio grazie anche alla volontà, oltre alle cure. Il servizio che ci viene offerto dall’Asl e dai volontari che ci accompagnano è ottimo».
Questo il racconto di una donna forte, alla quale auguriamo la migliore guarigione. Rimane il fatto che l’isolano colpito dal tumore deve subire viaggi di tale portata anche se gratuiti. Ma esistono casi che i trattamenti medici li devono svolgere oltre Livorno e allora c’è da sobbarcarsi, oltre la fatica e lo stress, costi di viaggio e alloggio. Elbani insomma perennemente a rincorrere le situazioni, ad affrontare la durezza della vita, abituati ad essere una periferia dell'Italia. Qualcuno non è ottimista come Carmen e vive la situazione con grande pesantezza e difficoltà, temendo il peggio per il suo futuro.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google