«Non ce la sentiamo di staccare il radar»
Voragini al Piano, il geologo Casagli: portiamo avanti il monitoraggio, nonostante il contratto scaduto
RIO MARINA. Niente stop. L'interferometro mantiene vivo il suo occhio elettronico e satellitare per conoscere in tempo reale i movimenti del terreno della località Il Piano e preannunciare eventuali nuove voragini nel suolo.
All’annuncio di alcuni giorni fa del geologo Nicola Casagli dell'Università di Firenze, responsabile del monitoraggio elettronico giornaliero, non hanno fatto seguito i fatti.
Casagli e il suo staff non se la sono sentita di staccare la spina dell’apparecchio: c’è di mezzo la sicurezza e la vita della gente.
«No, non abbiamo interrotto il monitoraggio – specifica Casagli, che nel capoluogo toscano gestisce corsi di scienze e tecnologie geologiche – noi non siamo burocrati incoscienti. I miei ragazzi, precari della ricerca, con 1000 euro al mese di borsa di studio, stanno ancora mandando avanti il monitoraggio. Loro sono precari, il monitoraggio non può esserlo, perché c’è in gioco la sicurezza delle persone. Restiamo in attesa che la Provincia di Livorno sblocchi questa assurda situazione e che ci rinnovi l’incarico scaduto a giugno 2014, visto che la Regione ha da tempo garantito il finanziamento. Se continueremo a non ricevere risposta dalla Provincia, valuteremo la situazione».
Non resta quindi che sperare in risposte positive dalla Provincia, mentre - al tempo stesso - si prepara lo studio che dovrà chiarire una volta per tutte le cause delle voragini. Il responsabile sarà Riccardo Fanti, docente di idrogeologia applicata e ricercatore di geologia. «Al momento è in via di definizione l’accordo di collaborazione tra i Comuni interessati e l'Università di Firenze e, fino alla sua formalizzazione. In casi come questo di Rio Marina, è necessario ricostruire nel modo più dettagliato possibile le condizioni geologiche e idrogeologiche del sottosuolo, attraverso indagini strumentali e caratterizzazione degli eventuali emungimenti: in questo modo potrà essere possibile riconoscere se esistono relazioni di causa-effetto tra lo sfruttamento delle risorse idriche sotterranee e gli effetti in superficie osservati, in modo anche quantitativo se sono in attività sistemi di monitoraggio strumentali quali quello installato e gestito dal collega Casagli».
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