Il Tirreno

«Il metadone? Non sempre la fiducia è ben riposta»

di Alessandro De Gregorio

Il dottor Margaron risponde alle domande sul Sert alla luce dell’ultima inchiesta E lancia un allarme: «Eroina, certo, ma la prima droga dei giovani è l’alcol»

4 MINUTI DI LETTURA





PIOMBINO. Spaccio di eroina e metadone. La settimana scorsa Il Tirreno pubblicò un ampio servizio su un’operazione della guardia di finanza, sfociata in una decina di misure cautelari.

Al di là degli arresti, e lo scrivemmo, ci colpirono due cose.

La prima: il fatto che ancora si faccia largo uso di eroina, la droga peggiore, la droga dei disperati, considerazione resa ancora più sconcertante leggendo nell’ordinanza del giudice i nomi dei molti clienti.

La seconda era legata al metadone: non era certo un mistero che l’oppiaceo, somministrato dai Sert in alternativa all’eroina e usato come terapia di disintossicazione a scalare, fosse molto richiesto fra i tossicodipendenti e rivenduto sul mercato illegale. Ma non nella quantità e con la regolarità che emergeva sia dalle carte dell’inchiesta che dalla testimonianza di un investigatore.

Ne abbiamo parlato con il dottor Henri Margaron, coordinatore del dipartimento dipendenze patologiche dell’Asl6.

Dottor Margaron, è così semplice procurarsi del metadone tanto da immetterlo sul mercato in certe quantità? Al Sert non sarebbe meglio consegnare al singolo paziente la sola dose giornaliera?

«Guardi, il metadone viene consegnato anche per periodi piuttosto lunghi in modo da non costringere le persone a venire tutti i giorni al Sert. Insomma, per non condizionare loro la vita. Non facciamo così con tutti i pazienti, ma solo con quelli che vengono ritenuti più affidabili. Poi qualcuno se ne abusa, lo sappiamo, ma è una prassi che avviene in tutti i Sert a livello nazionale. Lo facciamo per non complicare la vita a chi abita lontano, a chi lavora. Sull’affidabilità ci si può sbagliare. Spesso la fiducia è malrisposta, ma non è così semplice».

Alla luce di questa nuova inchiesta, pensate di prendere provvedimenti?

«L’unica cosa che possiamo fare è parlarne con gli utenti. Vorrei che fosse chiaro un concetto: è la legge che permette la somministrazione di terapie di una certa durata. E’ consentito anche l’affidamento di un numero di dosi notevole, fino a trenta giorni di terapia. Noi di solito ci limitiamo a una settimana, o al massimo a quindici giorni per chi ha problemi di lavoro».

Intanto l’eroina sembrava passata di moda, ma a quanto pare non è così.

«E’ passato di moda il buco, anche se non è che sia scomparso. Diciamo che i più la fumano e questa tendenza è diffusa soprattutto fra i giovani. In tanti poi la alternano alla cocaina, oppure assumono entrambe in modo combinato».

Quante persone sono seguite dal Sert di Piombino?

«Siamo intorno alle duecento persone».

E di queste, quante sono in terapia a causa dell’eroina?

«Diciamo 150. Il resto sono alcolisti e giocatori patologici».

Le risulta che l’età media di chi si rivolge al Sert sia sempre più bassa?

«No, non facciamo confusione. L’età è sempre più alta, ma questo semplicemente perché, malgrado tutte le difficoltà, i Sert riescono a mantenere in vita molte persone e quindi gli utenti invecchiano. E’ altrettanto vero però che chi arriva al Sert è sempre più giovane. Abbiamo in cura anche minorenni».

Sta parlando ancora di eroina?

«Sì, purtroppo. Pochissimi minorenni, va detto, ma ne abbiamo e ne abbiamo avuti. Poi c’è la questione dell’alcol. L’alcol è la prima droga dei ragazzi i quali però non vengono a curarsi, non chiedono aiuto al servizio, semplicemente perché non lo vivono come un problema. Anzi, per molti di loro bere alcol è, come si dice, una ganzata. Se e quando vengono da noi è già tardi, nel senso che la dipendenza è già a un certo livello. Ma questo vale anche per quelli che fanno uso di altre sostanze come l’ecstasy, o quelli che abusano di farmaci. E infine anche quelli che fanno uso di eroina. Sono pochi, pochissimi quelli che si rivolgono spontaneamente al Sert. La maggior parte dei giovani ce li manda la prefettura. Qualcuno viene anche volontariamente, magari spinto o accompagnato dalla famiglia. Sono pochi, però».

A proposito di cure e di recupero. Fino al gennaio 2013 c’era la comunità delle Pianacce. Poi l’Asl6 le ha chiuse tutte.

«Non tutte, è rimasta quella dei Salci a Rosignano. Le comunità devono mantenere un minimo di criteri di funzionamento per garantire qualità ed efficacia. Quelle che sono state chiuse erano molto piccole, potevano accogliere poche persone e il costo per singolo utente era troppo alto. La comunità delle Pianacce per esempio ne accoglieva 11 ed eravamo anche sovrannumero, perché avrebbe dovuto ospitarne al massimo 8. Anche a Rosignano al momento abbiamo lo stesso numero di ospiti, però la struttura è più spaziosa e possiamo arrivare fino a 18. Comunque non è che la gente non venga più mandata in comunità perché alcune sono state chiuse. Questi ragazzi li ospitiamo altrove, sempre a spese dell’Asl».

Chiudiamo con il Sert. Prima diceva che quello di via Vittorio Veneto segue duecento persone. Con quale personale?

«Un medico e uno psicologo a tempo pieno, tre infermieri, una coordinatrice infermieristica, un’educatrice e un’assistente sociale. Il servizio è aperto tutti i giorni a parte il sabato e la domenica».

Qual è la media giornaliera di pazienti?

«Non saprei. Diciamo sessanta persone nei giorni di punta, quando consegniamo il metadone».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Meteo

Maltempo in Toscana, scatta l’allerta gialla: temporali forti, vento e grandine – Ecco dove

di Redazione web