Il presidio
PAGARE SÍ, MA IN CAMBIO DI SERVIZI
CRISTIANO LOZITO. Il pasticcio c’è stato, pare indubbio, una questione di metodo che poi diventa di sostanza: la giunta infatti ha deciso l’aumento della Parking pass per i residenti, senza passare...
CRISTIANO LOZITO. Il pasticcio c’è stato, pare indubbio, una questione di metodo che poi diventa di sostanza: la giunta infatti ha deciso l’aumento della Parking pass per i residenti, senza passare dalla commissione bilancio e dal consiglio comunale, ma soprattutto senza concordare la scelta con i sindaci degli altri Comuni coinvolti, come dimostra la durissima presa di posizione del sindaco di Campiglia, Rossana Soffritti.
L’aumento in percentuale del costo della carta che consente al residenti di parcheggiare vicino alle spiagge è pesante (43%), anche se 50 euro per avere la Parking Pass in fondo sono una cifra contenuta (8 euro al mese per sei mesi di validità della carta) e un bel risparmio se paragonata ai 13 euro al giorno che nei weekend i turisti pagano per lasciare l’auto in un parcheggio sterrato, senza ombra, senza un bagno e senza un rubinetto dell’acqua.
A meno che non si pensi che i parcheggi per gli abitanti della Val di Cornia sono gratuiti per diritto, che quindi la richiesta di un ticket è sempre un “furto”, e al contrario i turisti vanno spennati. Non considerando magari che sono loro il motore di quella nuova economia del turismo e dei servizi, che a parole tutti auspicano diventi sempre più importante.
Il problema è che il rincaro della Parking Pass cade in un momento di gravissima crisi della città e del comprensorio, e proprio per questo il provvedimento viene letto dai residenti come una specie di “tassa sul mare”, un balzello su quel che è rimasto l’unico svago a buon mercato. La realtà è che in fondo la scelta di intaccare i (presunti) piccoli privilegi rimasti ai cittadini di un Paese stremato dalla pressione fiscale, è fatta proprio per non andare a tagliare la “carne viva”, cioè i servizi, la sanità, gli asili, i trasporti, che pure già sono carenti e spesso malfunzionanti. Del resto undici milioni in meno in cinque anni nel bilancio comunale tra tagli statali e minori entrate, non sono uno scherzo.
Insomma, se è vero che i Comuni sono allo stremo, la “tassa sul mare” rischia di essere solo il preludio a tagli e rincari ben più importanti, posto che lo Stato centrale non pare avere intenzione di smettere di finanziarsi a danno degli enti locali. Questione politica a tutto tondo, e per niente ideologica, visto che tocca amministrazioni di tutti i colori.
Questa riflessione però non esenta i Comuni da prendersi le proprie responsabilità. Cioè, se i soldi mancano almeno occorrerebbe mettere in campo qualche idea, che dia il senso della ricerca di un po’ di equità. Allora magari si potrebbe pensare per i residenti a una card non limitata a una sola targa, e per i turisti a qualche agevolazione, legata a uno sconto per chi ha la seconda casa o soggiorna per un periodo definito in una struttura turistica. E almeno – qui però qualche provvedimento è allo studio e un pur piccolo investimento è necessario – dotare i parcheggi di servizi anche minimi, come la possibilità di pagare – con sms o con delle app per smartphone – senza dover per forza girare con le tasche piene di spiccioli.
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