«Ora basta, stacco il radar del Piano»
Lo staff dell’Università di Firenze sta monitorando l’area gratuitamente: gli strumenti servono a prevenire i temuti crolli
RIO MARINA. Cioccolato pasquale un po’ amaro per i riesi. Nicola Casagli, geologo del monitoraggio dell’area del Piano di Rio Marina, soggetta ormai da anni al fenomeno delle voragini, fa trovare nell’uovo della festa la sorpresa del radar disinnescato dopo il lunedì di Pasquetta. Lo stesso radar che, da quando si è creata l’emergenza voragini, ha controllato costantemente i movimenti del suolo al fine di prevenire gli sprofondamenti.
In concreto sarà staccata l’alimentazione elettrica della sofisticata apparecchiatura, sistemata nella zona dal 2013, in grado di preavvisare eventuali nuovi movimenti del terreno, indizi di eventuali crolli. La sorpresa è relativa, dal momento che lo scenario era stato delineato con chiarezza alcune settimane fa dallo scienziato. Casagli e il suo staff dell’università di Firenze, dipartimento di Scienze della Terra, stanno facendo dal giugno 2014 puro volontariato nel monitoraggio, non essendo più stato rinnovato l’incarico in seguito alla trasformazione della Provincia. La speranza di questi giorni era riposta sulla Regione e sulla Provincia, gli enti in grado di risolvere la questione. E invece: «Tutto tace – commenta Casagli – il contratto con la Provincia per un anno era di 55 mila euro ed è scaduto a giugno 2014. Da allora stiamo proseguendo col volontariato. Adesso non è più possibile sostenere questa situazione».
Da mesi il dibattito sulla grave situazione riese si è acceso, ogni tanto si è complicato con prese di posizione politiche, accuse tra destra e sinistra. L’attenzione è stata riposta soprattutto sugli studi, per i quali si è ottenuto i finanziamenti dalla Regione, che serviranno per capire le cause delle voragini, mappare le aree a rischio e porre le basi per le soluzioni. Ma mentre si pensava a tutto giò, non si è pensato di rifinanziare l’attività di monitoraggio. Quella che, per intendersi, dovrebbe prevenire i pericoli all’interno dell’area a rischio, in attesa di una messa in sicurezza definitiva. «L’osservazione elettronica dovrebbe essere continua – conclude il geologo Casagli – e stavamo facendo report giornalieri che ci dicevano lo stato del terreno. Ora, oltre al rinnovo del nostro incarico, occorre uno studio finale, cosa che ancora non è stata mai fatta, per individuare le cause delle voragini improvvise, dal 2008 più frequenti. Si valutino gli emungimenti giornalieri, di Asa e degli altri soggetti nell’area, acquisendo informazioni sulla stratigrafia dei pozzi e sulle caratteristiche delle pompe, dati chiesti anche dal Comune riese».
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