Italia
Ingegnere innamorato dell’Antartide Ricordi e progetti di Chiara Montanari
PIOMBINO. Vive a Milano, ma è nata a Pisa nel 1974 e cresciuta a Piombino. E ad esserle entrato nel cuore è l’Antartide. Vita piena di luoghi ed emozioni quella di Chiara Montanari, ingegnere del...
PIOMBINO. Vive a Milano, ma è nata a Pisa nel 1974 e cresciuta a Piombino. E ad esserle entrato nel cuore è l’Antartide. Vita piena di luoghi ed emozioni quella di Chiara Montanari, ingegnere del Politecnico di Milano, città che nel 2014 le ha attribuito l’Ambrogino d’oro per l’impegno nell’innovazione e nella ricerca. Laureata in ingegneria civile (master in management), prima italiana a capo di una spedizione in Antartide, angolo di mondo straordinario che ha vissuto già quattro volte. L’ultima esperienza, felicemente mescolata con episodi e ricordi delle precedenti tre spedizioni, alla stazione Concordia, base di ricerca italo-francese, è diventata un libro edito da Mondadori, “Cronache dai ghiacci. 90 giorni in Antartide”, presentato anche a Piombino, in una libreria Coop che ha faticato a contenere le persone arrivate ad ascoltare la storia di questa giovane donna, eccellenza italiana. «La mia prima spedizione al “Polo Sud” è capitata nei quattro mesi che segnavano la fine del 2003 e l’inizio del 2004. Come membro di una missione “estiva”, tra novembre e febbraio, mi ritrovai catapultata sul plateau antartico, a 1200 chilometri della costa e 4000 metri di altitudine percepita». Inizia così il libro, scritto sotto forma di diario di viaggio.
Vive a Milano. Di cosa si occupa?
Di sinergia tra l’università e l’impresa (in pratica mi occupo di trasferire i risultati della ricerca e sviluppare i progetti di ricerca applicata con le aziende), in questo momento l’ ambito di cui mi occupo è la modellistico matematica (https://www.youtube.com/watch?v=oKs2Pb9ld0k).
Torna a Piombino?
A Piombino ci sono i miei genitori e mia sorella con la sua famiglia. Purtroppo non riesco a tornare spesso, tanto che mia madre mi ha anche affibbiato il nomignolo di “meteora” per questo motivo. Mi manca molto tutta la famiglia, specialmente i miei nipoti, ma anche il mare e la campagna toscana. Di quest’ultima in particolare, devo dire che mi sono accorta di quanto fosse bella e importante per me solo andando via.
Cosa ha provato ricevendo l’Ambrogino d’oro?
Il 7 dicembre, il giorno di S Ambrogio. Quando ho visto la notizia (l’ho appreso prima dal giornale) ho provato molta emozione e anche molta soddisfazione, ma credo di essermi resa conto di averlo ricevuto solo quando sono salita sul palco del teatro Dal Verme per ritirarlo e a quel punto ho sentito un tremito alle gambe.
Com’è nato il libro “Cronache dai ghiacci”?
L’idea ce l’avevo da tempo. dopo tanti anni, avevo voglia di raccontare sia cosa ci facciamo lì, come viviamo e quali ricerche sosteniamo, sia di come questo tipo di esperienze possano trasformarci le prospettive (tutti i compagni di spedizione provano questo senso di trasformazione, anche se in modi e tempi molto diversi tra loro). Però non avevo mai affrontato davvero il progetto di un libro perché esiste già moltissimo materiale online sull’Antartide, anche se sono pezzi molto frammentati e ci sono notizie vere e notizie false. Lo scorso anno, poi, una giornalista che mi ha intervistata mentre ero in missione ha pubblicato un pezzettino del mio diario e la Mondadori mi ha contattata. Così si è aperta “la finestra” di opportunità che stavo aspettando e l’ho scritto. E visto che mi ero divertita nel farlo mi sono cercata il modo di scriverne subito un altro.
Nell’immediato?
Appunto, tanta scrittura. Sto scrivendo un libro sull’applicazione della teoria della Complessità all’innovazione e al mondo dell’organizzazione più in generale. Da tempo inseguivo il sogno di esplicitare come le scoperte e le teorie scientifiche recenti ci possano essere utili in questo nostro mondo contemporaneo in continua evoluzione. Quest’anno, sono riuscita a trovare l’occasione che non potevo davvero lasciarmi sfuggire: sto scrivendo il libro a 4 mani con uno dei massimi esperti in materia… ma per ora meglio non anticipare troppo, è veramente una grossa sfida.
Francesca Lenzi
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