«I piombinesi non volevano più l’altoforno»
Rebrab spiega le ragioni della sua scelta e rilancia: in 5 anni migliaia di posti di lavoro. De Vincenti: ora spettiamo il Piano
PIOMBINO. «Non avremo problemi col rottame, ne sono convinto, e comunque siamo aperti anche a valutare la proposta di Antonio Gozzi di realizzare un impianto di preridotto a Piombino». E’ la prima battuta strappata a Issad Rebrab, patron di Cevital, pochi minuti dopo la notizia del ritorno al piano con i forni elettrici che il suo braccio destro, Farid Tidjani, ha dato a una platea convinta al contrario di ascoltare i dettagli del progetto altoforno. Un piano su cui da un mese a questa parte il gruppo algerino stava lavorando, e che nelle ultime occasioni ufficiali (l’incontro del 19 col viceministro Claudio De Vincenti, e poi il confronto tecnico al ministero dell’Ambiente) era stato più volte ribadito. Tanto da farlo ritenere un progetto ormai senza alternative.
Poi, nel suo intervento conclusivo, Rebrab ha focalizzato le ragioni della sua decisione: «Avevano fatto molte verifiche – ha detto dopo aver ringraziato i piombinesi «che ci hanno accolto molto bene», le istituzioni e i sindacati – e avevamo verificato che con l’Afo avremmo potuto fare acciaio di qualità senza inquinare, nel giro di cinque mesi. Ma poi abbiamo tenuto conto della situazione locale, constatando che la gente non voleva un ritorno all’altoforno. Inoltre l’Afo avrebbe spostato di tre anni in avanti gli altri progetti, così abbiamo deciso definitivamente di andare vero i due forni elettrici».
Quindi Rebrab ha tracciato il quadro del progetto che dovrà ora essere tradotto in un piano industriale. Tre sono le linee: «la produzione siderurgica – ha detto Rebrab – un hub sul porto per 500mila container all’anno da trasportare verso i Paesi europei ed africani,la realizzazione di una piattaforma agroalimentare da 10 milioni di tonnellate all’anno di import-export, per 25 milioni complessivi di tonnellate annue di merci movimentate sul porto. Tra siderurgia, agroalimentare, logistica e servizi possiamo creare in 5 anni migliaia di posti di lavoro. Se poi ci sono investitori, disposti a sostenere i nostri progetti, nella siderurgia come nelle altre attività, saranno i benvenuti».
Infine, sul tema specifico della siderurgia, è arrivata qualche risposta indiretta ad Antonio Gozzi, che aveva parlato in precedenza dei «problemi di tenuta dell’equilibrio per la siderurgia nazionale, legati all’eventuale arrivo di altri forni elettrici», quelli appunto di Cevital. «Non siamo venuti in Italia come disturbatori del mercato – ha detto Rebrab – e ribadisco che siamo aperti a qualsiasi collaborazione. Ma noi abbiamo un mercato da ricostruire e inoltre di fronte c’è l’Africa, non solo l’Algeria (Gozzi aveva spiegato che l’Italia fornisce circa metà della produzione proprio all’Algeria ndr). Noi pensiamo a produrre due milioni di tonnellate, in parte per il nostro mercato con gli acciai speciali, e in parte per quello africano, in un continente che promette una crescita enorme della domanda».
Il viceministro Claudio De Vincenti, dopo aver ringraziato «l’amministrazione straordinaria Lucchini che ha fatto un grande lavoro», ha lodato «l’impegno delle istituzioni nell’applicazione dell’Accordo di programma, con una tempistica e una volontà che hanno portato grandi risultati e che fanno di Piombino un esempio». Su Cevital ha giudicato «logico che siano state fatte attente valutazioni per dare una prospettiva di lunga durata. Noi continueremo a lavorare per favorire le situazioni di contesto con l’Accordo di programma, sulla questione del costo dell’energia c’è l’impegno del Governo per adottare misure che allineino i costi tra le imprese italiane. Ora però c’è l’appuntamento fondamentale del 9 aprile, in cui attendiamo da Cevital il piano industriale per poi ripartire nel lavoro comune».
Soddisfatto anche il sindaco Massimo Giuliani, secondo cui «forse nella vicenda si è perso un po’ di tempo, ma del resto Cevital vista l’importanza dell’investimento doveva fare le sue valutazioni. Ora abbiamo un progetto definitivo e di grande prospettiva, che naturalmente dovrà essere sostanziato dal piano industriale. Ma sono convinto che da qui la città possa ripartire con fiducia». (cloz)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google