Il Tirreno

Afo scartato a sorpresa, avanti con i forni elettrici

di Cristiano Lozito

Tidjani: troppe incognite e pochi spazi, invece l’agroalimentare partirà in 6-8 mesi

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PIOMBINO. Addio all’altoforno, due forni elettrici (entro 18 e 24 mesi) e acciaieria fuori città, subito il via alla bonifica della zona dove oggi sono Afo, cokeria e acciaieria.

Il colpo di scena è arrivato per bocca dell’amministratore delegato di Cevital, Farid Tidjani, durante il suo intervento al Phalesia al convegno “Acciaio, nuove sfide”, organizzato da Comune, Siderweb e Aim: «Torniamo al piano originale, con due forni elettrici a Ischia. E in 6-8 mesi pensiamo di partire con l’impianto agroalimentare».

La platea del convegno incassa la notizia quasi con incredulità: nessuno tra gli addetti ai lavori ne era al corrente, salvo il commissario straordinario della Lucchini, Piero Nardi, e il sindaco Massimo Giuliani, informati poco prima dell’avvio dell’incontro.

Per tutti gli altri protagonisti, anche quelli che venerdì avevano partecipato all'incontro per discutere degli spazi che Cevital chiedeva per le navi di minerale, definito fondamentale e chiuso con una soluzione da tutti giudicata positiva per la ripartenza dell’Afo, la notizia è arrivata assolutamente a sorpresa. È stata una lunga riunione tra il patron Issad Rebrab e il suo braccio destro, Tidjani, a far virare la decisione finale verso il ritorno al piano con cui Cevital si era presentata a Piombino. Decisione sulla quale peraltro Tidjani aveva sempre puntato, ma che nell’ultimo mese sembrava definitivamente tramontata in favore della ripartenza dell’altoforno. «Abbiamo studiato l’ipotesi Afo - ha spiegato Tidjani - e abbiamo fatto tutte le valutazioni. Quella più positiva era il basso prezzo del minerale, ma ci siamo chiesti, durerá? La risposta è stata che c’erano troppe incognite». Troppe incertezze ma anche il peso di un mega investimento e la convinzione, cartina alla mano (mostrata alla platea) «che non ci sarebbe stato più spazio per l’agroalimentare, se non spostando subito l’acciaieria, operazione per la quale servivano due anni». Da qui la decisione di fare marcia indietro, con l’obiettivo di far partire al più presto proprio l’agroalimentare e la logistica portuale, avviando contestualmente le operazioni per la nuova acciaieria.

«Al sindacato voglio dire - ha proseguito Tidjani - che capisco come la soluzione Afo fosse nell’immediato più favorevole per l’occupazione - ha detto Tidjani - ma posso assicurare che con le nostre attività, acciaieria, logistica e agroindustriale, in tre anni riassumeremo tutti i dipendenti e 1500 lavoratori in più».

Tidjani, che aveva risposto seccamente alle parole distensive del presidente di Federacciai, Antonio Gozzi («le ragioni delle mie preoccupazioni a un investimento nei forni elettrici era legata al rischio di disequilibrio del mercato per la carenza di rottame»), sostenendo che «il mercato del rottame è di tutti e gli operai di Piombino hanno diritto a lavorare come gli altri», ha poi negato difficoltà di approvvigionamento dei semiprodotti, che sembravano al contrario aver spinto verso la soluzione dell’Afo: «Stiamo facendo acquisti in Italia e all’estero, su questo fronte non ci sono problemi».

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