«Piombino strategica per il Nuovo Pignone»
Rispetto ad Avenza nell’area piombinese verranno assemblati moduli industriali per le turbine ancora più grandi e con tecnologie sempre più avanzate
FIRENZE. «Rispetto al nostro cantiere di Avenza, l’area di Piombino, anche per il fatto che si trova direttamente sul porto, potrebbe consentire l’assemblaggio di moduli industriali ancora più grandi e con tecnologie sempre piu' avanzate. Un progetto di assemblaggio di moduli può richiedere anche tre anni di lavoro. Questo dà la misura delle potenzialità che il nostro investimento può avere per Piombino e per la costa tirrenica».Questo è quanto assicura Massimo Messeri, fiorentino,66 anni, presidente di Nuovo Pignone, azienda della multinazionale General Electric Oil & Gas , che in Toscana fattura 5 miliardi (il Pil della regione è di 95 miliardi) con sedi a Firenze, Avenza e Massa.
Presidente, se a Piombino potranno essere costruiti moduli più grandi che ad Avenza, significa forse che in futuro potresti abbandonare lo stabilimento massese?
«Lo escludo in maniera categoria. Nella nostra strategia Avenza e Piombino sarebbero complementari».
Con Piombino si rafforzano i vostri investimenti lungo la costa, dove siete già presenti a Avenza e a Livorno. Un possibile segno del rilancio dell’economia costiera?
«Lo spero. E’ indispensabile che le amministrazioni pubbliche facciano delle politiche in grado di creare le condizioni per attrarre investimenti. Quanto è stato deciso di fare a Piombino, grazie soprattutto alla Regione, al Comune e all’Autorità portuale, con la creazione delle infrastrutture di accesso e un fondale di 20 metri, ha fatto nascere il nostro interesse verso l’area.Questa è la strada da seguire».
La General Elettric è molto presente in Toscana e fattura quasi il 5% del Pil regionale. Le ragioni di attrazione?
«Intanto la presenza delle competenze che ci servono, per lo più gli ingegneri. Qui ci sono i cervelli che escono dall’ università e ci sono centri di ricerca di eccellenza. E’ importante per un’azienda investire là dove sa di poter trovare manodopera e profili professionali di qualità. Anche se si può fare di più».
In che senso?
«Noi crediamo molto nella formazione anche in azienda e organizziamo molti corsi di formazione per i nostri dipendenti. Spesso gli ingegneri che escono dalle università toscane necessitano di corsi di formazione da noi organizzati. Ecco vorremmo, e stiamo lavorando su questo, che la formazione duale impresa-università diventasse la normalità, che le nostre università fossero sempre più collegate al mondo aziendale».
La burocrazia?
«E’ un problema in Italia. In Toscana in realtà, in Regione, ma anche in molti comuni, le istituzioni hanno una sensibilità industriale per cui cercano di facilitare gli investimenti.Per noi è molto importante una collaborazione con le istituzioni, come appunto sta avvenendo in Toscana, in cui riusciamo ad ottenere risposte sempre più veloci senza dover aspettare anni per avere quel che serve per realizzare un investimento».
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Gli aspetti negativi della Toscana?
«Le infrastrutture e i servizi.A partire dagli aeroporti. Se un manager deve venire a Firenze e poi si vede dirottato il volo, come succede spesso, per il vento, la nebbia, non è che la Toscana ci faccia una bella figura».
Per gli aeroporti il pubblico ha venduto, è stata costituita una società unica e a Firenze verrà costruita una nuova pista. Cosa ne pensa?
«Lo ritengo un fatto assolutamente positivo. Insomma per competere nel mondo bisogna le istituzioni velocizzino le loro scelte. In altre parole direi così: l'economia ha bisogno di istituzioni competitive. Vince chi ha governi veloci, che sanno prendere decisioni in tempi tipici del business e che hanno il senso della competitività».
Come il governo Renzi con il job act?
«Il governo si dà sicuramente molto da fare, ma per un’azienda come la nostra il job act non incide molto. Noi assumiamo in base a precise strategie e piani industriali. Cerchiamo profili professionali qualificati e crediamo molto nello sviluppo dei talenti anche all'interno di GE».
In che senso invece anche i servizi sono un punto critico della Toscana?
«Le faccio un semplice esempio da cui si capisce cosa voglio dire. Un manager straniero che viene a Firenze e prende un taxi che non riesce a pagare con carta di credito si fa di noi l’immagine di un Paese arretrato». (M.L.)
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