Il Tirreno

La Procura vuole chiudere archiviando

di Alessandro De Gregorio

La famiglia di Francesco Leggieri, il pizzaiolo trovato morto in casa, si oppone e incarica la criminologa Roberta Bruzzone

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PIOMBINO. La Procura vuole chiudere il caso archiviandolo. La famiglia non ci sta, l’avvocato Carlo Castaldi si oppone e incarica una delle più famose criminologhe d’Italia: Roberta Bruzzone. E’ in lei che la madre di Francesco “Igui” Leggieri ripone le ultime speranze. «Voglio che sia fatta piena luce sulla morte di mio figlio» continua a ripetere Aura Mettini, rifiutando l’idea che suo figlio sia morto da solo e per un infarto, a 35 anni. Lei non ha mai parlato di omicidio, non è questo il punto. Lei cerca testimoni. Soprattutto cerca una spiegazione più plausibile di quella che sembra soddisfare la Procura.

«Francesco non era solo quella notte, e nei giorni precedenti aveva avuto paura di qualcosa o qualcuno» dice la madre. Nel primo caso si riferisce al ritrovamento del corpo, alle condizioni della camera da letto. Nel secondo a un messaggio inviato su Whatsapp qualche giorno prima (il 12 settembre 2014) dal figlio a un’amica: «E’ successa una cosa che non ti ho detto qualche notte fa - scrisse Francesco sul proprio cellulare - Sinceramente non lo sa nessuno, ma mi sono veramente cacato addosso. Ho veramente avuto paura di rimanerci secco. E la cosa mi ha dato da pensare. Non te l’ho detto perché non volevo che tu ti preoccupassi. Questo mi ha fatto valutare un po’ le cose. Non ce l’ho con nessuno in particolare. Ma voglio valutare bene chi avere intorno a me».

Alla criminologa, che ha seguito numerosi casi di cronaca (dalla strage di Erba all’omicidio di Sarah Scazzi), la madre di Francesco e l’avvocato Castaldi hanno consegnato quel telefonino, trovato dalla polizia accanto al cadavere, e altri due cellulari. Anche quelli erano di Francesco ma uno era stato prestato alla ragazza di cui dicevamo sopra, un altro a una seconda ragazza con cui la vittima aveva trascorso l’ultimo giorno di vita.

E ovviamente, insieme alla criminologa sono stati ricostruiti gli ultimi giorni di vita di “Igui”. Ripercorriamoli attraverso le testimonianze.

Lunedì 15 settembre Leggieri non deve andare al lavoro (alla pizzeria Il Porticciolo). Con un’amica, fa un giro a Firenze. Al rientro, la riaccompagna al parcheggio di via Gori all’una di notte, poi scambia con lei alcuni messaggi su Whatsapp intorno all’una e mezzo. Alla stessa ora Francesco, sempre su Whatsapp, si scambia la buonanotte anche con l’altra ragazza: alle 1,32 l’ultimo messaggio inviatole dal cellulare.

Martedì 16 settembre Leggieri non si presenta al lavoro. Il titolare della pizzeria telefona alla madre, viene contattato anche il padrone di casa. Alle 18 quest’ultimo, che ha una copia delle chiavi, entra nell’appartamento del giovane in via De Amicis. Francesco è sul letto, ormai morto. Ha solo una maglietta, le mutande sono nel corridoio. Accanto a lui, sul lato sinistro del letto, due posacenere pieni di cicche. Sul comodino, sempre sul lato sinistro, un babydoll rosso. In terra i “famosi” cocci di un bicchiere. Si pensa che siano stati i due gatti di Francesco a farlo cadere. Ma il bicchiere è di vetro spesso e il comodino molto basso. Le domande che continua a farsi la madre sono le stesse: chi ha rotto quel bicchiere? C'è stata una lite? C’era qualcuno mentre Francesco veniva sopraffatto da un malore? E quel qualcuno è scappato per paura? E se non fosse scappato, avrebbe potuto lanciare l’allarme e salvare Francesco?

Al termine degli accertamenti condotti dalla polizia si conclude che il giovane è morto per cause naturali mentre era da solo in casa. Il sostituto procuratore Arianna Ciavattini non dispone l’autopsia ma la madre ne fa richiesta all’Asl. Nel referto autoptico firmato dal dottor Andrea Baldanzi si legge di un «focolaio di infarto miocardico acuto della parete anteriore del ventricolo sinistro e del ventricolo destro. Esiti fibrosi di pregresso infarto del miocardio del setto interventricolare. Edema polmonare con aree di congestione. Stasi cronica poliviscerale riacutizzata».

A metà febbraio di quest’anno l’avvocato Castaldi scrive al sostituto Ciavattini, chiede che la versione dell’amica venga messa a confronto con quella di un uomo il quale avrebbe visto Leggieri a Piombino nel pomeriggio del 15, nelle ore in cui secondo l’amica doveva essere con lei a Firenze. Chiede anche che vengano fatti accertamenti sugli altri due cellulari di Francesco, non solo su quello trovato in camera.

La risposta della Procura arriva indirettamente in questi giorni, sotto forma di una richiesta di archiviazione. E allora la famiglia tenta la carta Bruzzone.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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