Il Tirreno

«Stop al monitoraggio, incarico scaduto da mesi»

di Stefano Bramanti

Il geologo Casagli: nessun rinnovo dalla Provincia, operiamo solo per senso civico Proprio mentre i riesi chiedono ulteriori studi, il radar rischia di esser disattivato

3 MINUTI DI LETTURA





RIO NELL’ELBA. «A fine marzo diamo lo stop al monitoraggio anti voragini, se non sarà prorogato l’incarico dalla Provincia». Così, proprio mentre i cittadini delle due Rio si battono per ottenere il via agli studi idrogeologici sull’area a rischio voragini, rischia di saltare il sistema che, fino ad oggi, ha contribuito a ridurre i rischi legati a quelle stesse voragini, prevedendo in anticipo i movimenti del suolo.

A lanciare l’allarme, dal Giappone dove si trova per la conferenza mondiale sulla riduzione del rischio di disastri naturali, è Nicola Casagli. Il geologo non ci sta e manda un avvertimento chiaro: lui, responsabile del monitoraggio che registra e anticipa i temuti crolli, dice che entro marzo il suo staff chiuderà i battenti se non sarà prorogato l’incarico del monitoraggio, scaduto nel giugno 2014. Da mesi, infatti, lo staff universitario sta compiendo il monitoraggio senza essere pagato. Non solo, il geologo dell’Università di Firenze condivide la proposta dei sindaci riesi: occorrono urgenti studi idrogeologici sulle esatte cause dei sinkhole: pare che sarà Riccardo Fanti, professore di idrogeologia a Firenze a dare la sentenza sul caso, appena la Regione fornirà i 180 mila euro per tale analisi.

«Certo – dice Casagli – sappiamo già tutto della terra riese. Non ci saranno altri carotaggi, ma c’è da indagare sui pozzi e sugli emungimenti, con geoelettrica e microgravimetria, indagini ovvie nelle aree colpite da sinkhole».

Il docente conviene con il sindaco De Santi, che vuole trovare soluzioni nel caos burocratico e normativo in cui sono inviluppati gli enti pubblici: dal 2008 infatti si è monitorato il territorio senza analizzarne le cause e quindi rimuoverle. «Tutti sanno qual’è la mia opinione sull’origine del problema, basata sui risultati del monitoraggio (Casagli ha sempre guardato con sospetto agli emungimenti dai pozzi ndr)». Allora quali sono le azioni finali da fare? «Una analisi di un soggetto terzo, un vero arbitro. Studi costosi e rigorosi con risultati certi, ci vogliono dati sugli emungimenti giornalieri, di Asa e degli altri soggetti del luogo, che hanno agito negli ultimi anni – dice – Sono necessarie informazioni sulla stratigrafia dei pozzi e sulle caratteristiche delle pompe – spiega Casagli – adesso il Comune locale ha mandato nuovamente una richiesta formale agli enti competenti e siamo in attesa di risposta».

Casagli crede che sia importante che tutti i soggetti pubblici potenzialmente interessati tutelino l'incolumità dei cittadini, con un rigoroso piano di protezione civile. «La vicenda non deve avere connotazioni politiche – prosegue l'esperto – la soluzione reale non ha colore. E il monitoraggio che facciamo deve essere continuo, come stiamo facendo con report giornalieri, per senso civico e spirito di responsabilità, anche senza incarico dal giugno 2014. Abbiamo mantenuto l'analisi per non abbandonare il Piano a se stesso, ma a tutto c'è un limite».

Quindi Casagli fa un severo esame: «In effetti cittadini e amministratori locali ci hanno messo un po’ di tempo per capire la gravità della situazione. Un problema che trascende la dimensione comunale, ci vorrebbe la Provincia ma non c'è più. Anzi peggio: c'è ancora ma è in liquidazione, imbrigliata nella burocrazia e costretta all'immobilismo». Allora chi potrebbe occuparsi del dramma elbano? «La dimensione del problema è regionale. Non credo che ci siano le condizioni per richiedere un intervento della Protezione Civile nazionale. In ogni modo questa è una decisione politica e non spetta a me pronunciarmi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Meteo

Maltempo in Toscana, scatta l’allerta gialla: temporali forti, vento e grandine – Ecco dove

di Redazione web