Il Tirreno

Muore in ospedale, esposto dei familiari

Donatella Mosca aveva 62 anni, la Procura ha aperto un’indagine per chiarire le cause del decesso

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PORTOFERRAIO. Chiarezza sulla cause della morte di Donatella Mosca. La donna di 62 anni di Brescia ma domiciliata a Marina di Campo, morta lo scorso 3 marzo nel reparto di rianimazione di Livorno dopo un trasferimento in elicottero dal presidio ospedaliero di Portoferraio. È quanto chiedono i familiari della signora che, rappresentati dal legale del luogo Carlo Castaldi, hanno presentato, in data 6 marzo, un esposto denuncia contro ignoti chiedendo dunque un approfondimento sulle cause del decesso e sui fatti occorsi dal primo ricovero (il 12 gennaio a Portoferraio) fino alla morte dopo il trasferimento a Livorno. In seguito all’esposto, fa sapere il legale Castaldi, è stata avviata un’indagine coordinata dal pm Tenerani, sono state prelevate dalle forze di polizia giudiziaria le cartelle cliniche della paziente e, ieri, è stata disposta l’autopsia sulla salma della donna.

Il fatto. È il 12 gennaio quando la signora Donatella, che lavorava nell’hotel di proprietà padre a Marina di Campo, si sente male e viene ricoverata in ospedale a Portoferraio, dove rimane quindici giorni dopo che le viene riscontrata una grave insufficienza renale e altre patologie. Secondo la ricostruzione della famiglia, riportata nell’esposto denuncia contro ignoti, in quell’occasione non viene effettuata dialisi. Dimessa dall’ospedale, il 13 febbraio, la donna torna in ospedale per una visita nefrologica ed è ancora ricoverata. Per essere sottoposta a dialisi la donna viene però trasferita a Piombino in quanto, sostengono i familiari, a Portoferraio non è in quel momento funzionante il servizio di dialisi. La signora rimane in medicina per alcuni giorni, quindi viene trasferita di nuovo a Portoferraio dove le sue condizioni, nei giorni successivi, si aggravano. Il 2 marzo la donna, una volta intubata, viene portata in elicottero a Livorno, dove muore. Secondo la ricostruzione dei familiari, riportata nell’esposto, pare che lo sviluppo di una forma di “setticemia” abbia comportato un repentino peggioramento delle condizioni della paziente.

La denuncia. La rapida evoluzione delle condizioni della donna pongono numerosi dubbi ai familiari che adesso vogliono fare chiarezza. In particolare, si legge nell’esposto, la famiglia chiede perché «invece di rispondere alle cure e risolvere il blocco renale, la situazione sia precipitata in così poco tempo». A tale proposito i familiari chiedono se, durante i vari ricoveri, «siano stati rispettati tutti i protocolli medici, se le cure a partire dal primo ricovero siano state adeguate per la patologia della donna, se l’assenza del servizio di dialisi e i numerosi trasferimenti abbiano aggravato la situazione della paziente». E, dal momento che si sono palesati processi di infezione, se «siano stati compiuti tutti gli esami necessari».

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