"Non ci muoviamo di qua finché la Regione non ci darà i soldi"
E' scattato nell'area delle voragini il presidio di protesta. De Santi chiede un impegno concreto da Firenze per sbloccare le indagini sulla zona a rischio
RIO NELL'ELBA. «Scioglieremo il presidio di protesta solo quando avremo un atto concreto ed esigibile da parte della Regione Toscana. Devono darci i soldi per portare avanti le indagini sull’area del Piano di Rio. Altrimenti non ci muoviamo da qui».
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Il sindaco di Rio nell’Elba Claudio De Santi ha mantenuto l’impegno. Aveva annunciato di voler prendere parte all’iniziativa di protesta promossa dal “comitato per il Piano” e in effetti la mattina di mercoledì 11 marzo il primo cittadino riese si è messo alla testa del gruppo dei cittadini (non troppo numeroso, in tutto un cinquantina di persone) che hanno iniziato l’occupazione simbolica dell’area a rischio voragini. «Questa non è una protesta contro nessuno, ha ribadito più volte il sindaco De Santi, anche se è chiaro come il tentativo del sindaco e dei cittadini riesi abbia come destinatario principale la Regione Toscana che, solo pochi giorni fa, ha pur confermato la volontà di spendere 180mila euro per gli studi idrogeologici nell’area a rischio sinkhole ma, per problemi di bilancio, non si è detta in grado di versare i soldi in tempi immediati.
«Abbiamo aspettato già troppo – ha fatto sapere il sindaco Claudio De Santi in testa al presidio – gli studi sono la base per cercare qualsiasi tipo di soluzione al problema, per decidere cosa fare sulla viabilità e per le case dei nostri cittadini. Qualsiasi tipo di intervento richiederà tempo, non ci possiamo permettere di perdere un altro anno per problemi burocractici. Di parole ce ne sono state dette tante, voglio un impegno concreto per andarmene di qua».
La gente è arrivata intorno alle 12, alla spicciolata. La partecipazione, nonostante i gravi problemi del versante riese, è stata scarsa. «Ma non sono deluso – ha ribadito De Santi – si tratta di un presidio simbolico, l’importante è che riusciamo a restare nell’area occupata in modo permanente e a rotazione». Assieme al sindaco i colleghi di Capoliveri, Ruggero Barbetti, e di Porto Azzurro Luca Simoni. In rappresentanza dell’opposizione consiliare a Rio nell’Elba Pino Coluccia e di Rio Marina, Fabrizio Baleni. Assente Renzo Galli (che ha definito la protesta «controproducente e inutile»), rappresentato dal vice sindaco Giovanni Muti. Il vice sindaco, nel corso del presidio, ha informato i presenti del fatto che, a partire delle prossime ore, partiranno i lavori di sistemazione della bretella della provinciale, deteriorata per il continuo passaggio dei mezzi e, soprattutto, ha informato i presenti dell’invio da parte del presidente della Regione Enrico Rossi al sindaco Galli di una bozza di impegno per gli studi del Piano.
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«Credo che quest’iniziativa sia affrettata – ha spiegato Giovanni Muti – per questo abbiamo convocato un consiglio comunale congiunto con Rio nell’Elba (in programma giovedì 12 alle 19 a Rio Marina). Prima discutiamo, confrontiamoci su quanto ci ha detto la Regione e poi decidiamo cosa fare. Credo che faremmo un errore a fare tutto questo per una questione di principio, aspettando un timbro su una carta bollata. Andiamo avanti con le procedure per affidare l’incarico per gli studi. E se la Regione, poi, non manterrà l’impegno preso, allora sì che protesteremo, magari facendo i picchetti anche a Firenze».
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La linea di Rio Marina, insomma, si è confermata diversa rispetto a quella di De Santi che non intende sciogliere il presidio fino a quando non avrà un impegno concreto da parte della Regione. Linea condivisa dal collega di Capoliveri Barbetti. «È incredibile che la Regione non sia in grado di trovare 180mila euro per degli studi – spiega – su un territorio strategico per tutta l’Elba. La Gestione associata del turismo ha dato la disponibilità a prestare i soldi, a patto che la Regione le restituisca. Qua c’è un’amministrazione che difende gli interessi dei suoi cittadini e un’altra che per vicinanza politica difende l’indifendibile».
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De Santi ha precisato come l’anticipo dei soldi da parte della Gestione associata può avvenire solo dopo un impegno concreto da parte della Regione. In ballo ci sono gli studi idrogeologici sui 13 ettari conssiderati a rischio voragini nella Valle del Piano, dove sono presenti insediamenti industriali, un centrale elettrica, i pozzi dell’Asa e diverse abitazioni. Gli studi serviranno per capire, una volta per tutte, le cause del fenomeno e, quindi, iniziare la ricerca delle soluzioni pratiche, a partire delle scelte sulla viabilità, fino a quella sul destino delle case. «Qua da due anni viviamo in condizioni disarmanti – hanno detto i cittadini residenti al Piano – questo tratto di strada è diventato una discarica, siamo isolati». La strada provinciale è infatti interrotta da tempo, con la viabilità che si snoda lungo una bretella alternativa già danneggiata. I disagi, in questi anni, hanno comportato ricadute economiche sulle attività.
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