Cevital, attesa per l’incontro con i sindacati
Renda e il sostegno dei sindacati all’ipotesi altoforno: «Diritto al lavoro ma anche alla salute»
PIOMBINO. C’è attesa per capire se con la convocazione al ministero dello Sviluppo economico di Issad Rebrab il 19 marzo, l’incontro fissato per l’inizio di questa settimana (domani o mercoledì) tra il patron della Cevital e i sindacati, verrà confermato o appunto se slitterà a dopo la riunione col viceministro Claudio De Vincenti.
Al centro della discussione l’ipotesi di un cambio di rotta del gruppo algerino, che in questi giorni dovrà appunto decidere quanto meno l’economicità di un’operazione complessa come quella della riattivazione dell’altoforno e della cokeria.
Tutto ciò mentre proprio in questi giorni, secondo quanto riporta Siderweb, è stato sottoscritto un contratto dalla società algerino–qatariana Algerian Qatari Steel e da Danieli per il completamento del complesso siderurgico di Bellara. Un progetto atteso 40 anni, secondo quanto ha detto il ministro dell’Industria e delle miniere algerino, Abdeslam Bouchouareb, che prevede una produzione di due tonnellate annue di acciaio nella prima fase, quota da raddoppiare entro il 2019. Un progetto che non deve essere di grande gradimento da parte di Cevital, che non ha mai nascosto di voler vendere in patria almeno un milione di tonnellate all’anno dell’acciaio prodotto a Piombino.
Intanto, mentre il dibattito di venerdì sera ha la sua coda nel confronto che prosegue tra le due opposte visioni (afo o forni elettrici fuori dalla città), il segretario della Uilm, Vincenzo Renda (nella foto durante il suo intervento al Perticale), spiega che se pure la posizione del sindacato è in favore del ripristino dell’area a caldo, «i piombinesi hanno ovviamente diritto al lavoro ma anche alla salute e alla sicurezza», sottolineando quindi come Fim, Fiom e Uilm non accetterebbero un progetto che mettesse di nuovo in discussione la tutela ambientale.
Nel dibattito s’inseriscono anche i Comunisti Italiani - Sinistra per Piombino, secondo cui «si sta creando lo spazio per ogni tipo di intervento da parte di una pletora di improvvisati esperti di siderurgia. In una Piombino che perennemente vive di odio-amore nei confronti della fabbrica, chi ieri l’altro ne auspicava la chiusura - sognando una miriade di camerieri che si aggiravano come fantasmi sulle rovine della fabbrica - e ieri piangeva lacrime disperate (e ipocrite) per la crisi conseguente alla chiusura, oggi che si intravede uno spiraglio torna all’assalto vagheggiando uno sviluppo del turismo come alternativa alla fabbrica che inquina».
«Nel frattempo – dicono i Comunisti italiani – c’è di fronte a tutti una data certa: quella della scadenza dei contratti di solidarietà, per i quali ci auguriamo che il Governo sappia e debba fare la sua parte».
«E’ difficile seguire le varie posizioni che sostengono tutto e il contrario di tutto – prosegue la nota – con le varie tifoserie che disputano di altoforno sì, altoforno no. Il professor Mapelli sul Tirreno dice cose apparentemente sagge ma la teoria astratta è una cosa, il destino di centinaia di lavoratori è altro».
Per i Comunisti italiani – Sinistra per Piombino «è assurdo parlare di nuovo di attività siderurgica e tutela dell’ambiente come se l’una escludesse necessariamente l’altra. Acciaio e ambiente possono e devono convivere, senza pregiudizi aprioristici e senza rigidità fondamentaliste. L’importante – concludono – è che mentre si fanno le doverose verifiche di fattibilità di una soluzione si lavori alla costruzione degli impianti necessari all’altra. Piombino e il territorio hanno bisogno di certezze e non di promesse più o meno allettanti».(cloz)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google