Il Tirreno

«Ok all’Afo, ma con i forni elettrici»

Faticanti, coordinatore nazionale Fiom, chiede un adeguamento dei costi energetici

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PIOMBINO. «Siamo di fronte a una dilatazione dei tempi data dalla valutazione in corso, da parte di Cevital, se riaccendere o meno l’altoforno. Prendiamo atto di questa opzione sulla quale ci siamo già espressi in senso positivo ma in ogni caso questo nodo va sciolto al fine di andare velocemente alla definizione di un accordo che sancisca la ripartenza».

Lo ha detto Mauro Faticanti, coordinatore nazionale Fiom-Cgil per la siderurgia, al termine dell’attivo dei delegati Fiom delle aziende siderurgiche che si è tenuto ieri a Piombino.

«Nell’ambito della discussione – si legge in una nota della Fiom – è stata evidenziata la necessità di tutti i siti produttivi di avere una politica tariffaria sui costi dell’energia uniformi per tutto il Paese. Per quanto riguarda Cevital, qualora l’azienda dovesse decidere per la ripartenza dell’altoforno – prosegue Faticanti – va previsto un adeguamento del piano industriale, sommariamente già annunciato, garantendo comunque la realizzazione del polo della logistica, del polo agroindustriale e la realizzazione dei forni elettrici».

«Va definito un accordo sindacale – conclude Faticanti – che dia garanzie occupazionali per tutti i lavoratori. L’utilizzo eventuale di ammortizzatori sociali dovrà privilegiare i contratti di solidarietà e non è accettabile una posizione che veda l’azzeramento di ogni voce salariale oltre i minimi contrattuali».

Certo è che serviranno ancora 10 giorni per capire quali sono le reali intenzioni della società algerina: in questi giorni Issad Rebrab riceverà gli ultimi preventivi legati al ritorno in marcia dell’altoforno. Si parla di una cifra che viaggia tra i 40 e i 60 milioni, con l’incertezza del costo delle indispensabili autorizzazioni ambientali. Ma Rebrab è in attesa anche di una valutazione sulla possibile ripartenza della cokeria, pur non considerandola indispensabile, visto che anche nella fase di massima spinta forniva all’incirca solo un terzo del fabbisogno dell’altoforno. Nessuna decisione è stata ancora presa, ma è ovvio che per la società algerina la valutazione è legata al raffronto tra il costo di una possibile ripartenza dell’altoforno e le difficoltà che sta continuando a incontrare per l’approvvigionamento (tra l’altro a un prezzo molto alto) dei semiprodotti necessari ai laminatoi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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