Il Tirreno

«Ok l’effetto Napoleone, ora non disperdiamolo»

di Luigi Cignoni

Moderata soddisfazione tra gli esercenti e gli operatori turistici della città Ma non mancano le critiche: «Quelle residenze imperiali gridano vendetta»

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PORTOFERRAIO. L’effetto Napoleone? Si è avvertito in città, ma ora la vera sfida è non disperderlo. E le critiche, come era prevedibile, non sono mancate. È quello che emerge dalle interviste a campione ai titolari di negozi, bar, ristoranti e agenzie di Portoferraio. L’Imperatore ha lasciato il Molo Elba da domenica ma in città resta ancora l’argomento principale di discussione. Gli operatori temono, con la chiusura del Bicentenario di Napoleone Bonaparte, un calo d’interesse per l’Elba a livello mediatico. Sono loro ad aver avuto il polso della situazione sul numero di fruitori che sono sbarcati sull’Isola. Spenti i riflettori dei mass media, è tempo di tirare le somme.

Quasi tutti gli interpellati concordano sull’Imperatore visto come uomo - immagine per l’Elba. Ma è palpabile la sensazione che quanto è avvenuto sia stato sì positivo, ma che si poteva fare di più. Lo dicono in diversi.

Moreno Bonini (gestore di una gelateria in Calata Mazzini e di un bar nella zona portuale).

«Il tempo è stato inclemente a proposito delle manifestazioni che si sono svolte l’ultimo fine settimana. In un panorama in cui non c’era nulla quello che si è organizzato per questo centenario è stato fatto un ottimo lavoro. Credo che tutto sommato l’Elba abbia fatto una buona figura nel suo complesso. Cosa abbiamo capito da questa esperienza? Che dobbiamo investire su Napoleone e non aspettare altri cento anni per rispolverarlo. E poi perché non pensare anche a Cosimo de’ Medici, il fondatore della nostra Città?”.

Gian Carlo Segnini (imprenditore agricolo).

«L’evento napoleonico poteva essere pubblicizzato in maniere migliore. Penso che a livello europeo si sia reclamizzato poco quanto si stava organizzando sulla maggiore isola della Toscana. Per il futuro ritengo che si debba fare di più nel settore della cultura all’Elba. Poi penso anche alle altre eccellenze che qui esistono. Mi riferisco agli Etruschi, ai Romani e poi ai Pisani e Fiorentini».

Antonella Giuzio (agenzia viaggi Tesi).

«La stagione 2014 con le manifestazioni del maggio napoleonico hanno registrato un ottimo ritorno turistico per l’Elba. Se la venuta di Napoleone è stata seguita da così tante persone, altrettanto non si può dire per la sua partenza, complice anche le condizioni meteorologiche e poi il mese di febbraio che non invoglia le persone a sbarcare all’Elba. È indubbio che lo scorso anno si è avuto maggiore partecipazione e interesse. Esaurita la spinta napoleonica ora si tratta di lavorare per reclamizzare l’ambiente, la cultura isolana. E infine lanciare l’immagine di ‘Isola sicura’ dove trascorrere bene le vacanze».

Graziella Balestrieri Petucco (titolare del bar Roma in piazza Cavour).

«È stata una bella esperienza e un buon ritorno per l’Elba. Abbiamo avuto un buon ritorno, soprattutto la scorsa primavera. La strada, secondo me, è quella giusta. Noi operatori siamo pronti a collaborare su altre proposte per promuovere l’Elba».

Marta Giordani )decana delle guide turistiche).

«Passiamo sopra sulla data della fuga di Bonaparte, avvenuta non il 22, ma il 26 febbraio, ma il bicentenario ha visto un’ottima partecipazione di gente elbana, di gruppi di lavoro, tanta buona volontà nella buona riuscita di sfilate, manifestazioni e quant’altro. Altrettanto non hanno fatto le istituzioni. Mi riferisco ai nostri musei. L’accoglienza è stata inadeguata. La reggia di San Martino lasciata nel suo squallore; un po’ meglio è andato per i Mulini. Ma se il turista non poteva raggiungere l’Elba nel giorno dello sbarco, quando arrivava a Portoferraio come faceva per capire che era il bicentenario? Come si faceva a leggere nella Città senza bandiere, stendardi, manifesti e quant’altro? I punti fermi sono e restano le residenze. Perché non attrezzarle come si conviene? E poi ci facciamo sorprendere dal “Figaro” sullo stato in cui versa il giardino imperiale. Mi auguro che tutto l’impegno e i lavori fatti nel bicentenario non finiscano qui. Perché disperdere tutto il materiale, i vestiti che sono stati creati per l’occasione? E’ giusto riutilizzarle nelle prossime ricorrenze napoleoniche».

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