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Come costruirsi un lavoro tra nuove imprese e cooperative
All’ex asilo Spranger la presentazione del Progetto Policoro promosso dalla Cei Ora anche la diocesi Massa Piombino, insieme ai laici, per i giovani disoccupati
PIOMBINO. “Non esistono formule magiche per creare lavoro, occorre investire nell’intelligenza e nel cuore delle persone …” don Mario Operti. Questo “il messaggio” che si rincorre in tutte le brochure e i siti del Progetto Policoro e che rappresenta il sogno di don Operti per i giovani disoccupati del Sud, diventato realtà (in crescita costante) per tanti giovani d’Italia grazie al coinvolgimento di molti laici sin dal 1995.
E ora la “modalità Policoro” diventa attiva anche nella diocesi di Massa Marittima Piombino. Se ne parlerà sabato (alle 10) nel salone dell’ex asilo Spranger (ingresso da via Corsica). Ci saranno il vescovo Carlo Ciattini; Edoardo Baroncelli, segretario regionale Progetto Policoro; e i direttori degli uffici pastorali sociale e lavoro, giovani e Caritas. Giovani, Vangelo, lavoro.
Dal web, sconfinato il materiale che riguarda il progetto promosso dalla Conferenza episcopale italiana (Cei). «In 16 anni Policoro ha permesso a migliaia di ragazzi di trovare una realizzazione lavorativa e familiare, restando nella propria terra» spiegava di recente (su “Avvenire”) il direttore dell’ufficio Cei per la pastorale sociale e il lavoro, monsignor Angelo Casile dedicando attenzione al meccanismo ormai rodato di questa iniziativa promossa insieme con il servizio nazionale per la pastorale giovanile e la Caritas aggiungendo che «l’otto per mille con un finanziamento di un milione all’anno ci aiuta a promuovere la formazione degli operatori che lavorano alla promozione del Progetto sul territorio». Attivi fin da subito in tutte le regioni del sud, isole comprese, in Umbria, poi anche in Emilia-Romagna e Toscana, si stima che siano nate così oltre cinquecento cooperative , che oggi danno lavoro a circa cinquemila persone ( giovani e donne soprattutto, ma anche diversamente abili).
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«Siamo particolarmente fieri – sottolineava il direttore Cei – del fatto che in alcuni casi queste cooperative utilizzano terreni e beni sottratti alla mafia. Le tipologie dell’impresa sono le più varie e riguardano i settori dell'agricoltura, dell’artigianato, dell’accoglienza e della cura delle persone. Ma ci sono cooperative anche nell’ambito alberghiero e turistico, per la gestione dei musei e dei beni culturali, per la comunicazione e il teatro». Anche se porta il nome della cittadina lucana dove nel 1995 si tenne il primo incontro, ricordava monsignor Casile «il Progetto Policoro è per tutta l’Italia in base al principio riaffermato dal documento Cei sul Mezzogiorno, secondo cui “il Paese non crescerà se non insieme”. Fin dall'inizio abbiamo creato rapporti di collaborazione e reciprocità con le regioni del Nord - Lombardia, Piemonte e Triveneto, in particolare - per lo sviluppo delle cooperative il trasferimento del know how ».
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