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Cantagalli (Fim): "Il gruppo Mittal deve muoversi"

Cristiano Lozito
Lavoratori della Arcelor Mittal
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Lavoratori della Arcelor Mittal

Fiducia nella soluzione dell'energia troppo cara, ma devono ripartire i laminatoi

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PIOMBINO. Tra i lavoratori della Magona, da due anni in solidarietà, c’è preoccupazione ma anche la convinzione che per lo storico stabilimento piombinese un futuro è possibile.

Venerdì 16 i sindacati hanno spiegato in assemblea i termini dell’incontro che si è tenuto mercoledì scorso al ministero dello Sviluppo economico, considerato positivo da Fim, Fiom e Uilm per gli impegni presi dal viceministro Claudio De Vincenti sul costo dell’energia. Il governo, rafforzato dalle nuove linee Ue sulla questione, ritiene che ci sia la possibilità di abbassare il costo della bolletta energetica, restituendo alla Magona, almeno su questo piano, una competitività con altre aziende, italiane ed europee.

L’altra questione fondamentale resta l’immobilismo di Mittal, nonostante anche di recente il presidente della divisione Sud Ovest di Arcelor Mittal, il tedesco Juergen Schachler, abbia definito strategica la fabbrica di Piombino.

«Per quanto ci riguarda ci siamo mossi per tempo – spiega Maurizio Cantagalli, coordinatore Rsu Fim – considerando che ad aprile dell’anno prossimo scadranno i contratti di solidarietà. Per questo abbiamo lavorato per l’incontro al ministero dello Sviluppo economico, ottenendo anche l’attenzione del sottosegretario Silvia Velo. Sindacati e lavoratori da tempo stanno facendo la loro parte, ora attendiamo una soluzione sulla bolletta ernergetica, che rappresenta uno dei nostri problemi. Una soluzione – prosegue il coordinatore delle rsu Fim – che può essere specifica per Magona, ma che potrebbe riguardare più in generale tutta l’area industriale piombinese, considerando le necessità che in futuro avrà Cevital con due forni elettrici, e le nuove sigenze del porto».

La situazione di Magona del resto è decisamente particolare: stabilimento da sempre con un’alta produttività e una forte redditività, fa i conti con costi dell’energia sproporzionati (fino a due terzi in più rispetto ad alcuni concorrenti) non certo da oggi, fronteggiati dal punto di vista commerciale con la qualità dei prodotti. Il problema oggi è quello della sovraproduzione mondiale che ha abbassato i prezzi fino a un punto in cui Magona non può reggere il confronto, nonostante la qualità.

Con i laminatoi fermi ormai da tempo sono in funzione le due linee di zincatura e la verniciatura, e negli ultimi tre mesi le linee viaggiano a pieno regime per via di una serie di ordini importanti. Ma l’orizzonte, dal punto di vista commerciale, è appunto molto limitato.

«Ripeto, lavoratori e sindacati hanno sempre dato prova di senso di responsabilità – dice Cantagalli – e qui a Piombino tutti i costi fissi sono stati abbassati. Stavolta abbiamo fiducia che sul costo dell’energia arrivi finalmente una soluzione, però a questo punto chiediamo anche che Mittal dia un segnale, faccia ripartire la laminazione e riprenda a programmare degli investimenti che sono indispensabili per dare un futuro allo stabilimento». 

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