Magona bloccata dal costo dell’energia e dal rebus Mittal
L’intervento del governo potrebbe ridare competitività ma servono investimenti da parte del gruppo franco-indiano
PIOMBINO. E’ la capacità delle industrie siderurgiche e delle imprese portuali di fare sistema, l’arma che potrà non solo salvare la Magona Mittal, imprigionata da un costo dell’energia due terzi più caro dei concorrenti italiani ed europei, ma più in generale dare forza alla ripresa e allo sviluppo dell’area piombinese.
L’obiettivo comune del sindacato e dell’industria, col peso acquisito dall’arrivo di Cevital per i suoi progetti fortemente energivori, è quello di ottenere un calo della bolletta energetica che restituisca competitività alle aziende. E la previsione di interventi in materia energetica contenuta nell’Accordo di programma dello scorso aprile, è il veicolo attraverso il quale trovare una strada che renda realistico l’obiettivo.
Ma intanto è senz’altro positivo l’impegno preso dal viceministro Claudio De Vincenti, nell’incontro di mercoledì al Mise con istituzioni e sindacati, di lavorare per trovare una soluzione tecnico-politica (su cui tra l’altro si sta indirizzando anche l’Ue) per abbassare il costo dell’energia, cambiando l’indicatore su cui si fonda la “bolletta”, passando dal raffronto col fatturato a quello col valore aggiunto.
«Sì, a Roma si è presa una direzione positiva – conferma il sindaco Massimo Giuliani – per gli impegni assunti dal governo che col viceministro De Vincenti ha apprezzato la comprovata capacità di Piombino di affrontare i problemi col massimo possibile dell’unità e sempre con un grande senso di responsabilità da parte di lavoratori e sindacati. E’ naturale che in questo senso serve un segnale anche da parte del gruppo Mittal».
Anche Claudio Valacchi, coordinatore delle rsu Fiom, ritiene l’incontro romano positivo: «Soprattutto – spiega – perché ho avvertito da parte del viceministro De Vincenti una grande consapevolezza delle nostre difficoltà legate al costo dell’energia. I nostri contratti di solidarietà scadono tra poco più di un anno, credo sia stato utile affrontare la questione con anticipo. Naturale – conclude Valacchi – che per un vero rilancio di Magona servono anche investimenti, ma abbassare il costo dell’energia è comunque un elemento fondamentale».
Certo è che, in attesa di risultati sul costo dell’energia, la Magona continua a vivere le sue difficoltà, quelle di uno stabilimento dove i 516 dipendenti sono in solidarietà al 60 per cento, con in funzione i due impianti di zincatura e la verniciatura e i laminatoi fermi, senza notizie dai vertici del gruppo che facciano presagire una ripresa dell’attività.
Oggi in fabbrica si tengono le assemblee, mentre istituzioni, rappresentanti aziendali e governo si ritroveranno per fare il punto alla fine di febbraio. C’è il tempo per capire se Mittal raccoglierà l’invito del governo – a fronte del proprio impegno a lavorare per il costo dell’energia – a dare qualche segno della volontà di investire su Piombino, anche in virtù delle condizioni favorevoli rappresentate dal porto e dalla possibilità di avere navi più grandi per l’approvvigionamento, in modo da consentire dei risparmi.
Ma è oggettivamente difficile capire le reali intenzioni di Mittal, che da mesi ha gli occhi puntati sull’Ilva di Taranto, un affare enorme in stand by dopo la decisione del governo di riportare lo stabilimento pugliese sotto la gestione dello Stato, ma che potrebbe riaprirsi con la creazione di una newco, dove secondo alcune fonti Mittal potrebbe inizalmente avere un ruolo di consulenza per poi entrare successivamente nel capitale.
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