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Parco Minerario a Alatoscana la Provincia esce
Palazzo Granducale mette in vendita le proprie quote Più problemi a Rio Marina che all’aeroporto della Pila
RIO MARINA. Ci sono anche il parco minerario e mineralogico e l’Alatoscana fra le società partecipate le cui quote sono state messe in vendita dalla Provincia attraverso un bando. Complessivamente sono sette. Due di queste interessano o operano direttamente sulla maggiore isola della Toscana. Il parco mineralogico nasce all’indomani della chiusura dell’attività estrattiva sul versante minerario elbano e si costituirà come occasione di fonte di lavoro e occupazione (soprattutto per le nuove generazione) di un territorio come quello riese che per millenni ha visto l’attività estrattiva e che, a partire dalla seconda metà degli anni Settanta, si è decisamente conclusa.
La società partecipata Alatoscana, invece, si occupa della gestione e manutenzione dell’unico aeroporto esistente sull’arcipelago, quello della Pila (Campo nell’Elba).
«Le quote di palazzo Granducale sull’aeroporto elbano – dice Claudio Boccardo, amministratore unico di Alatoscana – sono tali (stiamo parlando di un investimento al di sotto dell’uno per cento), che non incideranno sui programmi che andremo a realizzare per l’Elba. Capisco il problema che le Province sono costrette ad affrontare oggi. Ci dispiace per una simile decisione, ma vogliamo augurarci – continua l’amministratore unico – che per il ruolo che essa ricopre in termini di erogazione di servizi per la popolazione Livorno continui a seguirci».
Alla direzione invece del parco minerario e mineralogico di Rio Marina una conclusione della vicenda in tale senso era nell’aria. Quasi attesa. La si respirava e, in un certo senso, la si desiderava. Anche se il Luigi Pieri, presidente della società partecipata ubicata presso Palazzo del Burò, in via Magenta a Rio Marina, si aspettava di essere messo a conoscenza della pubblicazione del bando delle quote da dismettere in altra maniera e non direttamente dagli organi di stampa.
«Era nell’aria una simile decisione – ammette – Me lo aspettavo da un giorno all’altro. Del resto la normativa in questo senso parla chiaro».
Una disposizione desiderata? In un certo senso, sì. Per tutta una serie di pastoie burocratiche che invece di snellire le procedure appesantiscono la macchina organizzativa. Pensate più per le società con grossi capitali e meno per le piccole. Un esempio? Le spese di gasolio. All’anno sono poco più superiori a 4 mila euro. Il parco minerario, se si deve rifornire, è costretto a indire un bando, ma sul territorio ci sono solo due fornitori, uno a Cavo e l’altro al Padreterno. «La legge – considera ancora Luigi Pieri – non tiene conto delle diverse specificità che il territorio può avere». Peggio ancora se si tratta di assunzioni dirette. La sera, il parco non poteva restare aperto, perché non si può assumere un dipendente stagionale. Oppure di promozione. «Quella che si poteva fare – dice sempre il presidente – è installare cartelli stradali agli incroci, ma più di questo non poteva andare». Nonostante questo, a stagione si registra la presenza mediamente oltre di 20mila visitatori. E quest’anno una crescita oltre al dieci per cento. «Le potenzialità di questo territorio sono enormi. Adesso occorre capire quali scenari si apriranno davanti a noi. Siamo pronti a giocarci la nostra partita». Anche i dipendenti (quattro fissi e uno stagionale) del parco di Rio Marina vivono momenti d'incertezza e preoccupazione. «Contiamo nel sostegno del sindacato, per avere garanzia di posti di lavoro e continuità lavorativa».
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