Il presidio
La General electric interessata al porto
Primi contatti ma la trattativa è top secret. Il commissario Guerrieri: «In questa fase è necessaria molta riservatezza»
PIOMBINO. C'è un affare che bolle in pentola e si chiama General electric Italia. Un affare che vede al centro le nuove banchine e i nuovi fondali del porto di Piombino. Un affare che sembra non solo grosso, visto il nome del presunto partner, ma anche piuttosto avviato a giudicare dal modo con cui i vertici dell’Autorità portuale piombinese cercano di glissare o stoppare le domande.
Del resto la notizia è già trapelata a Massa, poi corretta ma non smentita da Cgil, Cisl e Uil. Anzi, la stessa precisazione dei sindacati è sembrata più una mezza conferma.
Perché Massa? Perché nella città apuana la General electric è presente con la controllata Nuovo Pignone, capofila della divisione Oil & Gas della GE Energy, che si occupa di assemblaggio e spedizione di turbine a gas e a vapore, compressori, moduli per lo spostamento e l’estrazione di petrolio e gas. La crisi ha investito tutto il settore metalmeccanico, compresa la Nuovo Pignone, azienda che nel giro di cinque anni ha visto calare i posti di lavoro da 3.700 a 1.200. In più, vanno aggiunte le difficoltà legate al porto di Carrara, cioè alla scarsa profondità dei fondali.
Coincidenza, a Piombino in questi mesi è stato firmato (ad aprile) un Accordo di programma con Governo e Regione, sono stati stanziati fondi, è comparso sulla scena un acquirente per la Lucchini, ovvero il gruppo Cevital. E soprattutto a Piombino c’è un porto forte espansione, con fondali a meno venti. Un porto da ultimare, da collegare con l’asse viario e ferroviario, ma sul quale si sta puntando moltissimo.
E così ha preso a circolare una voce, secondo la quale la Nuovo Pignone avrebbe preparato il trasferimento da Massa per insediarsi a Piombino. La notizia non è stata smentita da Cgil, Cisl e Uil. I sindacati infatti hanno ammesso che «i rumor in questa direzione purtroppo già ci sono ma non esistono notizie ufficiali».
Già a novembre era circolata la notizia secondo la quale la Nuovo Pignone avrebbe puntato a trasferire nella zona di Livorno la produzione di un segmento, quello della logistica delle piccole turbine a gas. E la “zona di Livorno” potrebbe coincidere proprio con Piombino.
Contatti ce ne sono stati, tra la General electric e l’Autorità portuale piombinese. Anche se il commissario Luciano Guerrieri prima finge di cadere dalle nuvole, poi si trincera dietro una raffica di «no comment».
Guerrieri si limita solo a dire che «non c'è alcuna connessione tra la sede della Nuovo Pignone di Massa, il porto di Carrara e tutto quello che riguarda Piombino. Noi, e lo abbiamo scritto chiaramente nel piano, mettiamo a disposizione un’area per la logistica industriale. Un’area di 200mila metri quadri, venti ettari. E’ chiaro che cerchiamo di suscitare l’interesse di imprenditori in cerca di spazi, operatori che costruiscono grandi impianti e che hanno bisogno di spedirli nel mondo. Il nostro messaggio è stato ed è chiaro. Noi abbiamo un’area adatta. Si faccia avanti chiunque. Ma per il resto non posso dire altro, in questa fase è necessaria molta riservatezza».
Una cosa però Guerrieri vuole aggiungerla: «Qualsiasi decisione, da parte di General electric o di altri soggetti, non danneggerebbe mai nessuno. Al contrario, rappresenterebbe un ulteriore investimento per la Toscana, in un’ottica di sistema e non di concorrenza».
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