Anche senza Concordia, ecco il bacino per le navi militari
Il ministro conferma che verranno a Piombino, 20 milioni dalla Regione
PIOMBINO. Doveva essere il bacino destinato ad accogliere la Costa Concordia. Poi tutti sappiamo bene com’è andata, con la nave portata a Genova. Del resto la volontà dell’armatore era stata quella fin dal primo giorno: a Genova era stata costruita e Genova doveva smontarla.
Ma il bacino per la demolizione e il “refitting” delle navi da guerra e, in generale, delle navi dismesse, Piombino lo avrà lo stesso. Il Ministero della difesa, con parole del ministro Pinotti, ha più volte confermato che sarà il nostro porto a smontare le navi della Marina.
E il presidente dalla Regione, Enrico Rossi assicura da tempo che per demolire le navi da guerra a Piombino ci sono già 20 milioni di euro.
«Il bacino per le grandi navi da demolire – ci dice Luciano Guerrieri - è quasi terminato. Sarà nell’area più ad ovest, quella più vicina al mare aperto. Abbiamo finito lo scavo dei fondali, che sono tutti con venti metri di profondità. In questo modo potranno essere accolte navi di qualsiasi dimensione, così come potevamo avere la Concordia».
L’opera è inserita nel piano regolatore del porto fin dal 2008. E’ chiaro che andrà trovato un gestore privato che sia disposto a investire nell’operazione, da una parte avendo un reddito, dall’altra ripagando con gli oneri concessori gli investimenti in opere marittime sostenuti dall’Autorità portuale, quasi venti milioni di euro. Un’altra trentina di milioni di euro sono il costo sostenuto per l’allestimento del cantiere.
«Questo investimento risulta peraltro complementare rispetto ad altre iniziative cantieristiche nel porto di Livorno, protese verso il mercato dei grandi yacht».
Adesso sono in corso i lavori per completare l’opera: la draga sta finendo di scavare i fondali e la banchina è praticamente finita, mancano solo le vie interne di collegamento e, ovviamente, la grande strada di uscita da Piombino, il vero punto cruciale di tutto il progetto. Resta da capire quante siano, al momento, le navi della Marina effettivamente da smantellare, ma quando il bacino sarà completato il gestore privato potrà comunque rivolgersi ad altri mercati.
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