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Cevital, a Roma si firma il preliminare
Rebrab: 650-700 milioni sul porto, possibili investimenti in altri poli siderurgici. A Piombino puntiamo al mercato mondiale
PIOMBINO. Oggi Issad Rebrab firma a Palazzo Chigi il preliminare di acquisto dello stabilimento (ex) Lucchini, anticipando di un giorno la data annunciata da Matteo Renzi ad Algeri, per gli impegni che il presidente di Cevital aveva già fissato domani a Londra.
Il contratto definitivo verrà siglato poi fra tre mesi, ma intanto Rebrab acquisirà i margini di manovra necessari a comprare il materiale per i laminatoi garantendo così la continuità produttiva, oltre a poter iniziare a discutere con i sindacati delle questioni collegate alla riassunzione e al rientro in fabbrica dei primi lavoratori.
Ieri intanto l’appuntamento di Palazzo Chigi è stato anticipato da un’intervista all’agenzia Agi in cui Issad Rebrab ha spiegato che non esclude nuovi investimenti in Italia, in altri siti industriali o poli siderurgici: «Dipenderà dalle altre opportunità che si presenteranno _ ha osservato il presidente del gruppo algerino _ per ora ci concentreremo sullo stabilimento Lucchini di Piombino».
Il numero uno della Cevital non manca di rassicurare sul rispetto dei livelli occupazionali. Gli attuali addetti alle acciaierie verranno «mano a mano riassorbiti in base alle esigenze delle strutture» esistenti e il personale restante verrà richiamato di pari passo con la realizzazione degli investimenti. Ma una cosa è «certa, andremo a creare più posti di lavoro nei prossimi anni rispetto a quelli che ci sono ora», promette Rebrab.
Tornando agli investimenti, il presidente del gruppo algerino spiega nel dettaglio che l’obiettivo è quello di partecipare a un’espansione del porto di Piombino facendolo diventare il più importante sul Mediterraneo e una sorta di hub per i 5 continenti. Sul porto Rebrab precisa di voler investire 650-700 milioni di euro in un arco da 5 a 7 anni, «il tempo necessario per l’espletamento di questi investimenti. Il porto di Piombino sarà un punto di incontro tra l’Europa e non solo l’Africa, ma anche le Americhe e l’Asia», sottolinea Rebrab. «Più avanti, vedremo cosa altro potremo fare a parte gli investimenti già decisi – aggiunge – le nostre attività genereranno più di 12 milioni di tonnellate per il porto di Piombino».
Rispetto alla tesi del presidente di Federacciai, Antonio Gozzi, secondo cui la messa in produzione di due forni elettrici per due milioni di tonnellate annue potrebbe determinare una distorsione dell’equilibrio tra domanda e offerta mettendo in pericolo il mantenimento del sistema acciaierie del nord Italia, Rebrab dice di «non capire questa preoccupazione. L’industria siderurgica italiana non si gioca su una questione di due milioni di tonnellate. Noi non facciamo concorrenza alle acciaierie del nord Italia, con la nostra capacità di due milioni di tonnellate o con la necessità di materie prime che potremo importare, e nemmeno con la vendita di prodotti finiti, molti dei quali saranno destinati al mercato mondiale».
«Inoltre – dice il patron di Cevital – una parte della produzione di acciaio a Piombino riguarda rotaie ferroviarie e, a quanto ne so, i poli siderurgici nel Nord Italia non ne producono».
Infine, dal punto di vista dei rapporti con i sindacati (anche i vertici nazionali di Fim, Fiom e Uilm guardano con interesse all’arrivo a Piombino di Cevital) Rebrab mostra ottimismo: «Mi hanno fatto un’ottima impressione. Ho avuto a che fare con uomini responsabili che difendono gli interessi dei lavoratori, ma anche gli interessi della società».
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