Il Tirreno

isola d'elba

«Vi spiego come poter vivere in una zona a rischio voragini»

Stefano Bramanti
La voragine nel giardino di una casa di Rio nell'Elba
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La voragine nel giardino di una casa di Rio nell'Elba

I consigli del geologo Nicola Casagli per gestire il caso del Piano: «Servono informazione, monitoraggi e piani di protezione civile. La crisi? È iniziata quando si è smesso di portare acqua dalla Val di Cornia»

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RIO MARINA. Ormai è un argomento quotidiano. 12 ettari del Piano di Rio, tormentati da 11 crolli del suolo avvenuti dal 2008. Una frequenza che non ha precedenti. Tanto che i sindaci dell’isola si sono coalizzati e, insieme alla Regione, stanno cercando di risolvere un problema tra i più gravi della storia dell’isola.
I Comuni di Rio Marina e Rio nell’Elba hanno finalmente consegnato i piani di protezione civile e il professor Nicola Casagli, che si occupa del monitoraggio del territorio colpito dalle voragini, analizza di nuovo la questione alla ricerca di una probabile origine del “malessere” della periferia riese.

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Lo scienziato conferma la gravità della situazione e l’assoluta necessità di controllare attentamente l’evoluzione dei fenomeni. Egli tuttavia tende anche a smorzare i toni troppo allarmistici e a tranquillizzare, perché in tutto il mondo esistono zone col sottosuolo carsico in cui la popolazione convive da sempre con un suolo fragile.

Professore, come si vive in un’area flagellata dalle voragini?
«Bisogna imparare a convivere con un livello di rischio accettabile – dice il geologo dell’Università di Firenze, che ha assunto l’incarico per conto della Provincia – nel nostro Paese quasi 40 milioni di persone vivono in aree a rischio per cedimenti del suolo e 6 milioni sono in zone a rischio altissimo, anche maggiore di quello dei 12 ettari del Piano. Occorre costruire una comunità resiliente ai rischi attraverso l’informazione, il monitoraggio e la pianificazione di protezione civile. Pure in Florida esistono le condizioni elbane e così nel Carso, a La Spezia e in molte altre città italiane. Si può vivere in ragionevole sicurezza nelle zone a rischio di voragini, conoscendo il fenomeno e agendo in modo adeguato. A Rio Marina va tenuto sotto controllo il pompaggio dell’acqua sotterranea (tali prelievi infatti pare diano all’isola il 40% del fabbisogno idrico, come è emerso anche nel corso dell’incontro pubblico che si è tenuto dal circolo Pertini, la scorsa estate, a Rio Marina ndr).

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Per quale motivo le crisi più intese partono dal 2008?
«È l’acqua in movimento che causa i sinkholes. L’acqua ferma o che si muove piano non è di norma un problema, quindi la causa dell’aggravamento può essere ricercata nei pompaggi».

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Ma perché questa intensificazione?
«L’acquedotto isolano riceve l’acqua potabile dalla Val di Cornia, che dovrebbe aver ridotto significativamente i suoi pompaggi 6–7 anni fa, a causa dei gravi problemi di subsidenza che si erano manifestati laggiù. Hanno avuto problemi di subsidenza per eccessivi pompaggi fino al 2002–2003. Poi hanno ridotto i prelievi e la subsidenza (abbassamento progressivo del suolo, ndr) si è notevolmente attenuata».

Quindi la crisi elbana potrebbe essere legata alla minor portata d’acqua arrivata dall’oltre canale. E le perdite nelle tubazioni possono essere una causa?
«Possono essere una concausa ma gli emungimenti rimangono il principale motivo che può scatenare le note crisi del suolo carsico della zona. E nella zona si sono raggiunti i 600 mila di metri cubi di acqua prelevata».

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Che fare allora?
«Il sindaco Claudio De Santi ha ragione a dire che è una specie di roulette russa e che, per questi fenomeni piccoli di cedimento, rapidissimi, come è accaduto in un giardino giorni fa, non è possibile avere preavvisi ragionevoli anche col nostro monitoraggio strumentale. Devono essere rimosse o almeno mitigate le cause di innesco».
 

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