Il Tirreno

La lettera

«Non togliete anche la musica ai giovani elbani»

di Laura Scappini
Un concerto (foto di archivio)
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Un concerto (foto di archivio)

Il sabato sera inizia con un concerto e finisce con un interruttore staccato. Il racconto di una ragazza elbana: "Sull'isola non è ammesso il divertimento"

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PORTO AZZURRO. Sto parlando di un sabato sera di novembre, uno di quei sabati dal cielo grigio e dalla senso di sonno presente negli occhi di molti, un giorno come tanti, ma per noi giovani no.
Come tanti immaginano, ma chi ci vive lo sa bene, l'Elba indossa due vesti, una estiva e una invernale.
Non esistono le mezze stagioni e noi giovani siamo i primi a passare dal costume e dalla movida al vuoto più totale, senza contare i negozi chiusi e le vetrine sguarnite.

Ci sono pochi gestori che nonostante tutto continuano a crederci, a regalare un po di sorrisi, di sguardi e soprattutto di musica, uno dei pochi passatempi sani a cui poter aggrapparsi. Sabato 29 novembre alle 22,30 al bar Zerosei di Porto Azzurro un gruppo di ragazzi, me compresa, stava godendo di un po’ di musica live, molto piacevole, suonata con passione e improvvisamente interrotta da ben due pattuglie delle forze dell’ordine.
Stop alla musica, troppo rumore.

Ci lamentiamo spesso del disagio giovanile, del sempre più elevato tasso di dipendenza da stupefacenti e alcol, dei minorenni che per divertirsi devono 'scolarsi' almeno sei Campari.
Ci lamentiamo della fuga di cervelli e della chiusura dei locali. Ci lamentiamo e basta! E se la musica che avvicina e ci permette un sabato sera allegro e sano ci staccate l' interruttore dei sorrisi.
 

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