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il commento

E' la fine di un incubo, ma ci sono altre sfide

Guido Fiorini
Issad Rebrab, presidente della Cevital, nuova proprietaria dello stabiliento piombinese
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Issad Rebrab, presidente della Cevital, nuova proprietaria dello stabiliento piombinese

Bene gli algerini, ma il futuro è nelle mani dei piombinesi

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Dopo la proprietà russa e l’illusione araba, arriva dall’Algeria la svolta per Piombino: il sì a Cevital, gruppo solido e multisettoriale che sbarca in Italia grazie anche ai buoni rapporti di collaborazione economica fra i due paesi, rappresenta la fine di un incubo, ma anche una grande occasione che la città dovrà essere in grado di cogliere, dimenticando i fumi del passato.

Sono quattro i punti chiave: la siderurgia “pulita”, la diversificazione, l’urbanistica e i collegamenti. E se il primo è comunque nella tradizione del promontorio, gli altri non sono così scontati e metteranno alla prova la classe politica e imprenditoriale della Val di Cornia per i prossimi anni.

La ripartenza della siderurgia è ossigeno per la città e permette di dare una risposta a centinaia di famiglie. Il “preridotto” prodotto in Algeria e poi portato via mare a Piombino, i due forni elettrici al posto del vecchio altoforno, l’allontanamento dal centro di tutta la filiera produttiva, disegnano una fabbrica diversa, più rispettosa dell’ambiente e meno impattante sulla città. Cevital non si è ancora misurata con l’acciaio, ma l’incarico dato al colosso russo-svizzero Sytco per la riprogettazione dell’area industriale e l’impegno a riassumere, da subito, 1860 dipendenti, sono basi importanti per ripartire e, nel giro di due anni, creare il secondo polo italiano del settore.

La diversificazione è la prima delle sfide. Se da una parte è vero che Cevital vuole realizzare un impianto di trasformazione alimentare per olio, zucchero e mais nella zona occupata dalla vecchia acciaieria ormai dismessa, sfruttando le possibilità offerte dal porto ampliato e assumendo altre 500 persone, dall’altra l’imprenditoria locale deve sapere cogliere l’opportunità offerta dall’Accordo di programma che mette a disposizione 50 milioni di euro per chi investirà in settori diversi dall’acciaio: dal turismo, alla logistica. Invitalia ha raccolto le prime disponibilità, vedremo quante si concretizzeranno.

La seconda sfida è l’urbanistica. Decine di ettari di vecchia fabbrica, sia pur da bonificare, tornano a disposizione della città, in una zona che è a due passi dal centro storico, ma che è anche la porta d’ingresso di Piombino. Qui è l’Amministrazione che dovrà saper fare scelte illuminate e in tempi ragionevolmente brevi, per dotare quelle aree degli strumenti urbanistici idonei a diventare appetibili, consapevole che le decisioni di oggi condizioneranno lo sviluppo di Piombino per decenni.

La terza sfida sono i collegamenti. Perché se è vero che il nuovo porto diventa competitivo con gli scali vicini del Mediterraneo e si apre alla Val di Cornia ma anche all’asse Grosseto-Siena-Fano che taglia in due l’Italia in alternativa all’A1, dall’altra non è pensabile che per raggiungerlo si debba ancora percorrere una statale che si intasa solo con il traffico di ritorno dal fine settimana all’Elba. Questa sfida la deve raccogliere la politica, locale e regionale, sbloccando quel progetto della nuova 398 che è fermo da oltre dieci anni.

Bene gli algerini quindi, ma le sfide decisive sono in mano alla gente di Piombino. 

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