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Pagamenti alle imprese lenti per il patto di stabilità
PORTOFERRAIO. Il Comune di Portoferraio chiude i rubinetti alle imprese del territorio. Il motivo? Il disequilibrio finanziario dell’ente che, come emerso nell’ultimo consiglio comunale, si trova a...
PORTOFERRAIO. Il Comune di Portoferraio chiude i rubinetti alle imprese del territorio. Il motivo? Il disequilibrio finanziario dell’ente che, come emerso nell’ultimo consiglio comunale, si trova a metà settembre ben lontano dall’obiettivo del patto si stabilità. Sotto, più precisamente, di circa sei milioni di euro rispetto all’obiettivo da centrare alla fine del terzo quadrimestre del 2014.
La preoccupazione esternata in consiglio comunale dal dirigente finanziario dell’ente Luca Donati si è tradotta in un atto concreto della giunta, come si può leggere nella delibera pubblicata sull’albo pretorio dell’ente.
Al fine di riportare in equilibrio le finanze del Comune - sforare il patto di stabilità comporterebbe delle conseguenze gravi per la gestione dell’amministrazione - l’ente si trova costretto a mettere in campo alcune contromisure. Quali? Innanzitutto si dovrà aumentare la velocità di riscossione delle entrate in conto capitale. E d’altra parte si dovrà fare in modo di rallentare, per quanto possibile, i pagamenti in conto capitale. Allo stesso tempo gli impegni di parte corrente dovranno essere limitati alle sole spese ritenute non procrastinabili. Il processo di riequilibrio sarà monitorato sotto il coordinamento del dirigente dell’area finanziaria.
In altre parole il Comune si avvia verso la fine del 2014 ingessato, pur non avendo dei problemi di natura finanziaria (basti pensare che l’ultimo bilancio è stato chiuso con un avanzo). Ed a farne le spese, presumibilmente, saranno le imprese che con il Comune ci lavorano.
Portoferraio, infatti, è sempre stata una realtà positiva rispetto a tante altri Comuni in termini di tempestività di pagamenti alle imprese. Ma il ritardo rispetto all’obiettivo del patto di stabilità rischia di cambiare le carte in tavola. E, seppur in assenza di dati ufficiali, la preoccupazione si respira già tra le aziende.
«Se la situazione si confermasse come quella descritta sarebbe molto grave per le nostre imprese – spiega Maurizio Ballarini, presidente della Cna dell’Isola d’Elba – ma qualsiasi tipo di dichiarazione nel merito potremo farla dopo aver fatto un incontro che chiederemo quanto prima all’amministrazione portoferraiese. Vogliamo capire se questi problemi sono reali e, se così fosse, vogliamo capire da cosa sono stati generati». Sono decine le imprese del territorio che lavorano con l’ente pubblico.
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