Il Tirreno

Niente più pasti da casa per i bimbi dei nidi privati

La novità è contenuta nel piano regionale di parificazione con gli asili pubblici Adesso le rette delle strutture non gestite dal Comune sono quasi raddoppiate

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PIOMBINO. La mensa che diventa obbligatoria, le ore e i giorni che si allungano, le rette che salgono. Sono gli effetti del regolamento approvato dalla Regione, operativo da questo mese. Il risultato: la parificazione tra asili nido pubblici e privati per quanto riguarda la somministrazione dei pasti e la loro provenienza. «All’asilo nido pubblico - spiega dal Comune Grazia Benesperi - è sempre stato così: i piccolini che vengono iscritti consumano anche il pranzo, incluso, naturalmente, nella retta». Cosa che invece non succedeva fino a quest’anno presso i privati, dove le famiglie potevano scegliere di consegnare alle maestre pranzi preparati a casa oppure di venirsi a riprendere il bimbo prima del pasto. Una gestione flessibile, insomma, utile soprattutto a genitori turnisti o comunque tale da poter permettere a ciascuno di organizzarsi sulla base di proprie esigenze, facendo anche conti col portafoglio. Il provvedimento regionale ridisegna il quadro imponendo innanzitutto la consumazione del pasto all’interno delle mura dell’asilo, l’obbligo di cinque giorni a settimana e l’obbligo di osservare un orario di un minimo di quattro ore. Naturale che tutto ciò abbia inciso pesantemente sui costi: i soli pasti, ad esempio, costano 4,10 euro ciascuno. «Gli utenti non ne sono stati felicissimi - commenta Francesca Ceccarelli, direttrice del nido «La Mongolfiera» - Non siamo di fronte a un provvedimento che va nell’ottica di alleggerire le famiglie, al di là del fatto che abbia influito o meno sulle iscrizioni». L’obbligo al pasto, inoltre, si accompagna con quello di preparare i pranzi - per i bambini di età inferiore a un anno - esclusivamente nella struttura: per una questione di rintracciabilità, che però significa l’impossibilità di portarsi il cibo da casa. «Con questi provvedimenti le rette sono salite quasi il doppio - aggiunge Cristiana Menti, che dirige il nido «Hop-là» - Tutto questo mette un po’ in ginocchio una città che ha già diversi problemi e che in questo modo non è certo incentivata a fare più figli. Sarebbe stato meglio, almeno per questo primo anno, lasciare una possibilità di scelta». In realtà, spiega dal Comune Benesperi, l’alternativa c’è ed è il Centro Gioco Educativo, «soluzione per chi ha chi ha necessità di affidare a una struttura il proprio figlio per qualche ora e senza pasto, che, appunto, al Centro Gioco non si può consumare».

Melisanda Massei Autunnali

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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