«Basta vandali, coinvolgeremo i ragazzi»
Molti danneggiamenti a Campiglia e Venturina, l’assessore al sociale Alberta Ticciati sceglie la linea più “soft”
VENTURINA. Sempre più spesso ragazzi minorenni sono protagonisti di atti vandalici ai danni di edifici e spazi pubblici: spaccano, sporcano e imbrattano senza rispetto per il patrimonio comune. Tra gli episodi recenti, lo scempio del campetto da basket dei giardini Altobelli, deturpato da simboli e scritte, anche gravi, simili ad altre visibili sui muri di strutture cittadine periodicamente ripuliti dall’intervento del Comune.
Abbiamo fatto il punto con l’assessore ai servizi sociali, servizi educativi, istruzione e sport, Alberta Ticciati. Il fenomeno del vandalismo minorile è purtroppo diffuso, non solo qui: cosa pensa lo favorisca? «La frequenza tra i più giovani, spesso minorenni, di comportamenti che oltraggiano le regole del vivere insieme non può che essere ricondotta in buona parte alla società in cui viviamo e all’educazione che impartiamo ai nostri figli. Siamo in un’epoca complessa, il tempo scorre veloce, i genitori sono costretti a lavorare duro per garantire un futuro alla famiglia e in questa frenesia sacrificano il tempo da passare con i figli, l’attenzione che dedicano alla loro educazione, demandandola spesso ad altre strutture come la scuola. In questo contesto le regole date al bambino, dai genitori prima e dalla scuola poi, sono viste come imposizioni esterne perché non sono state trasmesse, spiegate e interiorizzate, e quindi sono rifiutate dall’adolescente in cerca della propria autonomia decisionale. Un comportamento che può far trasparire la ricerca di attenzioni da parte del ragazzo, un disagio, o una sottovalutazione della regola stessa che spesso noi istituzioni, scuole e famiglie non siamo stati in grado di spiegare e soprattutto di far rispettare».
Cosa può fare un’amministrazione per combatterlo o almeno arginarlo? Che ruolo hanno scuola e famiglia?
«Innanzitutto, non sminuire l’atto vandalico, al contrario sottolinearne la gravità, sia da un punto di vista etico e morale che civico e collettivo. Il ragazzo protagonista del gesto deve sentire chiara su di sé la responsabilità di un’azione che ha danneggiato i suoi concittadini, deturpando e distruggendo un bene o un servizio che era fruito da tutti e che in questo modo viene meno. Questo deve essere anche l’atteggiamento delle famiglie e della scuola: intransigente. Il ragazzo deve comprendere l’inappropriatezza di quell’atto e non farsi scudo con il gruppo all’interno del quale si trova ad agire, ma essere personalmente responsabilizzato ed educato al rispetto delle cose private e pubbliche. Le punizioni, le misure coercitive possono tamponare il problema momentaneamente, non risolverlo. Credo invece che l’amministrazione o chi per essa debba, se si conoscono i responsabili, far riparare il danno proprio da chi lo ha causato cosicché si renda conto appieno della gravità del gesto e lavori per ripristinare la situazione».
Per quel le compete, che progetti hai in mente per affrontare il problema?
«L’amministrazione ha già attivato negli anni passati numerosi progetti che insieme ai colleghi cercherò di portare avanti. Progetti comuni che coinvolgano i ragazzi, come il bellissimo dipinto alle scuole Altobelli realizzato grazie alla preziosa collaborazione dell’Accademia delle Belle Arti di Firenze della quale continueremo ad avvalerci, o come il progetto ideato dalle scuole Marconi per dare un’identità al parco Altobelli e che proveremo a realizzare al più presto. Questi, insieme a molti altri lavori, alcuni già avviati e altri che partiranno nei prossimi anni, permetteranno di coinvolgere i bambini, educarli alla conoscenza e al rispetto del nostro territorio, renderli partecipi e protagonisti della costruzione di un pezzettino di città che in questo modo possono sentire più vicina, più loro».
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