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Paralizzata in casa Operazione all’anca in ritardo di mesi
Giovanni Grecchi racconta i problemi della mamma, 85 anni Asl 6: «Nel luglio scorso le avevamo garantito l’intervento»
PIOMBINO. Abituata a vivere da sola nel centro città e indipendente in tutto, dopo mesi d’attesa per l’operazione di protesi all’anca (nonostante l’aggravamento) ora è reclusa in casa e paralizzata dal dolore. Giovanni Grecchi non ce la fa più a vedere la madre Mirella Bardi, 85 anni, soffrire così, e dopo l'ennesimo ritardo in Asl 6 desidera denunciare quanto le sta succedendo (presentando cifre, certificati, documenti...): «Nel febbraio scorso con una visita privata (intra moenia) – spiega – è stato possibile verificare l'entità del problema dell’anca, in ortopedia è stata valutata la gravità del caso ed è stato proposto alla mia mamma, che avevo accompagnato insieme a mio fratello, l'operazione della protesi. Ormai, ogni piccolo movimento le causava forte dolore e problematiche di deambulazione». Così, ad inizio marzo, viene prenotato l'intervento «con evasione massima – ricorda Grecchi – entro inizio maggio». Tant’è che a fine marzo vengono fatti gli esami di preospedalizzazione.
«Il 18 aprile – sottolinea – viene eseguita la visita dall’anestesista, c’era da spettare la chiamata per inizio maggio, ma così non è stato, anzi. A partire da metà maggio e per tutte le settimane seguenti, mi sono informato direttamente alla preospedalizzazione, e la risposta è stata che si attendevano conferme dai medici per la programmazione. Chiaramente a metà giugno scadono gli esami della preospedalizzazione che quindi sono da rifare. Sempre a metà giugno – conferma Grecchi – le condizioni di mia madre si aggravavano e siamo a quaranta giorni circa dopo il termine massimo fissato per l'intervento. Il forte dolore all'anca non le permette più di uscire di casa da sola. Al che sono andato direttamente all’ospedale di Villamarina, descrivendogli tutti i problemi che ci erano capitati. Mi è stato fatto subito il foglio dell’aggravamento, consegnandolo alla preospedalizzazione. Solo più tardi vengo a sapere che il foglio non è compilato nel modulo giusto e mi ci vogliono numerose altre telefonate per verificare se viene corretto, chiamando anche in sala operatoria per cercare il dottore. Ed ecco fissata la data dell’intervento per il 16 luglio 2014».
La storia continua. «Qualche giorno prima di tale data – specifica Giovanni – arriva la disdetta dell’intervento per problemi personali del dottore con data da destinarsi. Siamo a fine luglio, 77 giorni dopo il termine utile e parlando ancora una volta con la preospedalizzazione mi si comunica che, per il mese di agosto, la sala operatoria resta attiva solo per le urgenze».
Si chiude pure agosto. «Ricontatto la preospedalizzazione il 25 agosto – dice ancora Grecchi – per sapere che l’attesa per la programmazione non è finita e che quindi per mia madre ancora non si sa nulla. Richiamo il 27 e mi riferiscono che la programmazione ora c'è, sino al 7 settembre, ma Mirella Bardi non è stata inserita...vorrei sapere perché e cosa stanno aspettando».
A seguito della richiesta di informazioni relativa alle attese riscontrati da alcuni cittadini per particolari prestazioni, riguardo all’operazione di protesi dell’anca e per il pace maker, immediata la risposta dall’Azienda Usl 6: «La signora Mirella Bardi, in attesa di una sostituzione totale di anca era stata inserita nel luglio scorso nella nota operatoria a seguito dell’aggravarsi della propria condizione. Tale offerta – si specifica – è stata rifiutata in quanto l'operazione non sarebbe stata svolta da uno specifico medico da lei richiesto. L’Azienda tiene a ricordare che, pur cercando di assecondare la volontà dei propri pazienti, è suo compito quello di garantire l'offerta di servizi sanitari e non il personale utilizzato». Per i tempi di attesa legati agli impianti pace-maker in elezione (e/o loro sostituzione), l'Azienda ha già attivato uno specifico progetto «che porterà – si conferma – quasi al raddoppio dell'offerta (si passerà da 3 sedute settimanali a 5) permettendo un rapido ritorno a tempi appropriati. È comunque importante ricordare che le urgenze non hanno mai tempi di attesa».
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