«Caro Renzi, non siamo affatto sereni»
I sindacati chiedono l’intervento del presidente del consiglio nella trattativa con Jindal. Volantinaggio alla festa dell’Unità
PIOMBINO. Sarà anche stato sereno lo scout al quale il 10 agosto Matteo Renzi rispose garantendo l’imminente chiusura della trattativa con Jindal. Lo erano assai meno ieri mattina i lavoratori della 3emme, senza stipendio da due mesi, che si sono radunati di nuovo davanti alla portineria Lucchini. E non erano sereni neanche molti sindacalisti tra quelli che, sempre ieri mattina, hanno partecipato al consiglio di fabbrica. Il sindacato chiede un intervento diretto, e chiaro, del presidente del consiglio. Perché è tardi e si è perso almeno un mese e mezzo, come ha sottolineato qualcuno; perché anche le indiscrezioni legate alla prossima, nuova offerta della Jsw non sono entusiasmanti; perché tra laminatoi, impianti marittimi e aree retroportuali (questo il progetto indiano) si parlerebbe al massimo di 800 posti di lavoro, neanche un quarto rispetto ai quattromila attuali tra diretti e indiretti; perché Jindal non ha parlato di costruire corex e forno elettrico; perché non puoi neanche smantellare navi a km zero se non hai alle spalle un forno per il rottame; perché anche le bonifiche sono bloccate; perché andando avanti di questo passo a dicembre sarà finita la liquidità e addio contratti di solidarietà; e in generale perché quell’Accordo di programma è stato firmato ad aprile dallo stesso Renzi e allora dovrà essere lui a guidarne l’applicazione. A cominciare dalla trattativa con l’unico aspirante acquirente. Come Renzi possa intervenire su Jindal non è chiaro, ma è quanto chiedono i sindacati.
Per arrivare a Renzi, i sindacati hanno deciso una linea morbida: portare i lavoratori alla festa dell’Unità e consegnare un volantino agli esponenti del Governo presenti alle varie iniziative. Hanno cominciato ieri sera con il ministro Maurizio Martina. Mirko Lami (Cgil), a metà tra il serio e il faceto, ha suggerito di scrivere su uno striscione «Renzi, non siamo sereni».
Nel volantino, firmato da Fim, Fiom, Uilm, Rsu Lucchini e Lucchini servizi, i sindacati scrivono: «Abbiamo appreso che entro settembre Jindal dovrebbe fare una nuova offerta vincolante che potrebbe essere migliorativa, ma riteniamo che i tempi e la proposta non siano in linea con le aspettative e le necessità dei lavoratori. Ci sono già circa 400 persone delle imprese che riscuotono a singhiozzo il loro stipendio, il contratto di solidarietà Lucchini rischia di essere messo in discussione per la mancanza di risorse. Avevamo appreso dal presidente del consiglio che la trattativa con Jindal era in dirittura di arrivo. Riteniamo necessaria l’accelerazione della chiusura della vicenda relativa alla vendita dello stabilimento, così in maniera contestuale da sbloccare il piano delle bonifiche che possa dare lavoro ai lavoratori delle imprese e fatturato alle stesse. Su questo non si può più tergiversare, e chiediamo che il Governo diventi il protagonista diretto di questa vertenza e da subito si attivi per convocare Jindal e tutte le parti interessate al fine di chiudere la vicenda e applicare nella sua interezza l’Accordo di programma».
«Da subito - proseguono i sindacati - ci attiviamo attraverso iniziative di volantinaggio rivolte a tutti i componenti del governo e delle istituzioni, che si facciano portavoce della situazione drammatica che sta vivendo Piombino e la Val di Cornia». Entro il 15 settembre verrà convocata l’assemblea dei lavori nella quale «in assenza di risposte concrete da parte del Governo si decideranno forme di lotta necessarie per raggiungere l’obiettivo prefissato. L’Italia è un Paese che non può rinunciare alla produzione di acciaio e siamo convinti che il settore primario debba essere ritenuto uno dei punti prioritari della politica industriale del nostro Paese».
Fim, Fiom e Uilm poi preannunciano iniziative a livello nazione: «E’ necessario unificare le varie vertenze della siderurgia (Piombino, Terni, Taranto) attraverso uno sciopero e una manifestazione nazionale da programmare al più presto».
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