Il Tirreno

Caritas, il 30% in più di richieste di aiuto

di Cecilia Cecchi
Caritas, il 30% in più di richieste di aiuto

Mancano casa e lavoro, sale il numero delle persone che bussano al centro di ascolto. Ridi: «Gli italiani più degli stranieri»

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PIOMBINO. Casa e lavoro, assenti. Crisi dell’indotto siderurgico, presente. Sempre più nuclei familiari di single, nuove forme di coabitazione (tanti lavoratori precari pendolari), incremento dell’incompatibilità dei tempi di lavoro con quelli della cura dei figli: questi tra i fenomeni all’ordine del giorno che incrementano la “classe” nuovi poveri.

Numeri. Si legge nel rapporto povertà 2013, che nel centro d’ascolto di Piombino si sono presentate 398 persone (totale di 756, con 340 a Follonica e 18 a San Vincenzo). Numero totale dei contatti: 2002 visite, con una media di 2,64 a persona. Donne più degli uomini: 53% contro il 47% (ma gli uomini spesso si vergognano). Per la prima volta gli italiani sono più degli stranieri, in controtendenza rispetto al dato regionale, 54% contro il 46. A Piombino per il primo semestre 2014 resta il 30% in più (e ci sta che cresca) di richieste alimentari ai centri d’ascolto Caritas poi indirizzati alla San Vincenzo. «Non si può più dire “non mi riguarda”. La soglia di povertà è così vicina vista la precarietà del lavoro e i costi spesso insostenibili di affitti e bollette – dice Leonello Ridi, direttore Caritas diocesana Massa Marittima-Piombino – Per informare è stato realizzato questo primo rapporto sulle nostre povertà frutto del lavoro di chi si è reso disponibile per colloqui, cercando di promuovere percorsi di accompagnamento... di chi ha preparato pacchi spesa, servito mense o selezionato vestiario per adulti e bambini. Pubblicazione curata da Marilene Taddei, Chiara Del Cherico, Maria Luisa Novelli, Luigi Salvadori, Lorella Turini, Serenella Donati, Carlotta Sergianni , Sergio Pieri».

Tanti italiani. «Qui – aggiunge Ridi – il numero di italiani che si sono rivolti ai centri di ascolto ha superato il 50%, dato spia della grave crisi occupazionale e del processo di deindustrializzazione che ha investito il territorio negli ultimi anni e che non è stato collegato a politiche agricole adeguate e di accompagnamento. Spesso le persone non sanno gestire neanche la pensione e in pochi giorni si trovano senza niente da mettere in tavola per pranzo; alla base ci sono forti problemi educativi, stili di vita sbagliati... il telefonino che vale più del pane».

Volontariato. Con risorse al minimo, che fare? «In prospettiva, consapevoli che i soldi non ci sono – risponde Ridi – bisogna rimettere in gioco la nostra vita sociale con nuove forme di partecipazione, con le risorse umane e l’aiuto si può fare molto. Negli anni – ricorda – si è cercato sempre più di trovare forme di collaborazione sia all'interno degli stessi centri Caritas, centri di ascolto e ufficio immigrati, sia con le altre realtà di volontariato caritativo, presenti in città come San Vincenzo de' Paoli e Associazione Guanella. Con le istituzioni si sono verificate collaborazioni stabili – spiega – mediante incontri periodici di verifica dei progetti o reciproche segnalazioni riguardanti singole emergenze, che hanno reso possibile la costituzione di un “Tavolo cittadino di solidarietà sociale” al quale prendono parte, oltre i rappresentanti dell'Asl, le varie associazioni del territorio, che operano nel settore. Da tempo la realtà di Piombino – sottolinea Ridi – sta facendo i conti con una situazione economica e sociale sempre più deteriorata, frutto della stessa crisi industriale che ha colpito le grandi industrie presenti e in modo più significativo l’indotto economico legato alle piccole imprese locali e nazionali».

Aggiungi un posto a tavola.

«Certo è – dice ancora il direttore Caritas – che negli ultimi due anni abbiamo avuto un forte incremento di richieste alimentari e un altrettanto forte incremento di presenze alle mense e richieste per sostegno al reddito di fronte a grosse difficoltà nel pagamento di bollette di utenze, rette o materiale scolastico, affitti e mutui casa, acquisto di medicinali, pagamento di visite mediche …tant’è che le persone si curano sempre meno. E, come detto già – conferma – le richieste sono aumentate ulteriormente da parte di cittadini italiani residenti, spesso immigrati dal Sud che hanno ormai perso il lavoro, andando così a parificare le richieste provenienti dagli stranieri, in passato di maggior numero».

Necessità e pudore. Varie le “segnalazioni” di famiglie appartenenti alle “nuova povertà” per diminuzione di reddito, per cassa integrazione, mobilità o licenziamento provenienti da lavoro in appalto e dell'indotto siderurgico. «Esiste ancora – considera – una sorta di disagio o pudore nel rivolgersi alle associazioni caritative se non attraverso amicizie o direttamente dai parroci (che fanno da tramite) o attraverso contatti “fuori del normale” orario di ascolto. Ecco perché diventa sempre più importante la rete di solidarietà diffusa. Da qui l’idea di riproporre anche a Piombino, come già a Follonica, un coordinamento interparrocchiale delle opere caritative che potrebbe aver sede allo Spranger, perché qui, completata la ristrutturazione, si prevedono, pure alloggi di fortuna per famiglie in improvvisa ed estrema difficoltà. Si prepara un autunno di possibile impennata di richieste di aiuto – conclude Ridi – ma noi ci siamo, sempre».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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