Il Tirreno

Barriere architettoniche, costretto a restare in casa

di Francesca Zamboni
Barriere architettoniche, costretto a restare in casa

Lo sfogo di un settantenne sulla sedia a rotelle: ha scritto a tutti, dal sindaco al prefetto e anche in Procura. «Finora ho ottenuto solo parole, nessun fatto»

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CAMPIGLIA. Michele Gerratana, 70 anni e tanti problemi di salute; ultimamente la sedia a rotelle è diventata l’unico mezzo per muoversi, poter prendere una boccata d'aria e vivere tranquillamente la propria quotidianità. Un sacrosanto diritto di cui spesse volte non può usufruire a causa di quelle barriere architettoniche insormontabili che gli impediscono di attraversare la strada o di fare una passeggiata con la serenità che spetta a chiunque.

È questo il motivo per cui il signor Gerratana si è rivolto alle istituzioni locali senza ottenere risposte accompagnate da fatti concreti.

Le ultime lettere inviate, oltre al sindaco di Campiglia, sono state indirizzate al prefetto, al questore e al procuratore della Repubblica, sottolineando le difficoltà con cui dovrebbe fare i conti tutti i giorni se dovesse uscire oltretutto accompagnato da un familiare, visti i numerosi problemi legati ai marciapiedi e non solo.

Motivi per i quali Michele è spesso costretto a starsene in casa. Come spiega lo stesso Gerratana: «Sono circa quattro anni che lotto con il Comune di Campiglia. Incontri con il sindaco, con gli assessori e con il comandante della polizia municipale, ma sempre tante parole e pochi fatti. I marciapiedi sono senza scivoli e attraversare la strada è pura fantascienza. Le buche sono profonde con un alto rischio di ribaltamento. Per non parlare dei cassonetti posti sui marciapiedi o delle strade chiuse con barriere insuperabili».

«Sono un cittadino che ha sempre pagato le tasse e i tributi - aggiunge Gerratana - per avere servizi e non disservizi».

Ovviamente alle barriere bisogna aggiungere anche l’inciviltà di alcune persone che posteggiano sulle banchine, impedendo di passare e costringendo i disabili e non solo a fare dei giri veramente pericolosi.

Quello che chiede Gerratana è la soluzione di un grosso problema che non riguarda soltanto lui come individuo, ma l’intera comunità. La speranza è che i fatti, quelli concreti, non tardino ad arrivare.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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