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«I lavoratori della Lucchini non perdano la speranza»
Il cardinale Comastri in città per il centenario della parrocchia Immacolata con nel cuore la messa davanti ai cancelli chiusi della Magona nel Natale 1992
di Cecilia Cecchi
PIOMBINO
A celebrare i cento anni di vita della parrocchia Immacolata ieri mattina il cardinale Angelo Comastri. Un’emozione grande per lui, per i parroci, per i tanti fedeli. Qui a parlare di giovani (e benedire i piccoli) di crisi, di sicurezza del lavoro. Lo ringrazia fra Marco Sebastiani, a nome della comunità francescana e della città, leggendo la nota dell’indulgenza plenaria concessa dal papa.
«Manco dal settembre 1993 e faccio fatica a trattenere la commozione...» rivela Comastri che poi guida la preghiera soprattutto ringraziando «i sacerdoti, i frati francescani da così tanto tempo presenti ad aiutare... quanto bene è passato di qui – dice – Oggi siamo insieme per andare avanti, perseverando con la gioia di credere in Cristo».
Comastri, durante la messa, concentra sulla figura di Maria prima e dopo l’Annunciazione dell’Angelo «nella regione della Galilea che nessuno conosceva, nella città di Narzaret mai citata dalla Bibbia. La salvezza di Cristo passa dall’umiltà di Maria, senza l’orgoglio che è il vero ostacolo nell’incontro con Dio. La vita non è per chi prende, ma per chi è pronto a dare». Messa che è come un lungo abbraccio tra il pastore e la “sua” diocesi.
Comastri vescovo di Massa Marittima-Piombino dal settembre 1990; a causa di un’improvvisa malattia al cuore, nel 1994 ha dovuto interrompere, con grande sofferenza l’esperienza, anche se la diocesi gli è rimasta particolarmente cara. Il cardinale, vicario del papa Francesco in Città del Vaticano e arciprete della basilica di San Pietro, non dimentica. E scolpita nella memoria di tanti presenti c’è la celebrazione della messa nei giorni del Natale 1992, del vescovo Comastri nel pieno degli scioperi che caratterizzarono la privatizzazione della fabbrica. Comastri che riunì la comunità davanti ai cancelli della Magona. La situazione, ora, è forse più drammatica e ancora da definire.
«Ricordo quella cerimonia – spiega a fine messa – quella sofferenza che c’era sul volto della gente, un senso di smarrimento. Papa Francesco ripete spesso che quando l’uomo non ha lavoro non è semplicemente offeso perché non ha lo stipendio per mangiare, ma perché è offeso nella sua dignità, e io credo che sia vero. In quella messa l’avvertivo in quei volti... volti di uomini offesi nella dignità. Un episodio che mi è capitato a Roma spiega meglio: era un primo dell’anno. Dopo la messa, in sacrestia, è venuto a trovarmi un uomo, solo per un saluto, un augurio, succede sempre; gli domando come si chiama e lui mi risponde “non ho nome…”. Al che ho pensato che forse era uno squilibrato e non ho insistito. Rivelandosi una persona normalissima, volle spiegarmi: “No, padre, io non ho più un lavoro e allora come mi chiamo io, che nome possono darmi i miei figli? Io non lo so più”».
Forte la sofferenza degli operai di Piombino oggi come nel Natale ’92. «Messa davanti alla Magona anche se i cancelli erano chiusi non mi importava – prosegue Comastri – Ma perché stamani non ho incontrato Lupone (Giorgio Cortigiani, tra i più attivi nella mobilitazione in quel periodo ndr)? Mi ricordo che mi dettero una pagnotta.. avrebbe fatto loro piacere se, come loro, avessi passato il Natale con solo pane e acqua. Così facemmo con la mia mamma e lei commentò poi “è il più bel pranzo mai fatto, in comunione con queste povere persone che hanno perso il lavoro”. Sono figlio di un falegname, so che vuol dire quando mancano i soldi per comprare il pane». Anche papa Francesco si è schierato con gli operai Lucchini...
«Il papa insiste che il sistema è iniquo, un’economia che va cambiato perché crea ricchissimi e poverissimi e non si può andare avanti così. Ma gli operai di Piombino non devono perdere mai la fiducia anche se c'è un lumicino bisogna partire da qui e farlo diventare una bella fiamma... mai scoraggiarsi!».
Non c’è tempo per dire di più, l’aspettano in tanti per un saluto una stretta di mano, una speranza, ancora, qui fuori dalla chiesa.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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