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«Ora è dura, ma non perdo la speranza»
Enzo Grandi, con i figli Gabriele e Giacomo, guida la Etrusca Profilati: mercati in tutta Italia e occupazione stabile
di Francesca Barone
PIOMBINO. Una grande finestra. La visuale conduce fino al porto di Piombino. Ma l'attenzione dell'occhio è richiamata da lui, l'altoforno, il gigante addormentato. Il suo lavoro è terminato, è stato spento. Non si è spenta, invece, la speranza e la volontà di chi, tutti i giorni, all'insaputa dei più, siede davanti a quella finestra, al secondo piano di un capannone all'ingresso della città. Enzo, Gabriele e Giacomo Grandi, respirano ogni giorno acciaio, quello lavorato dalla loro azienda, l'Etrusca Profilati. Nessun legame con la Lucchini. Solo qualche rapporto con Arcelor Mittal, a volte (quando il prezzo è conveniente) fornitore della materia prima. Negli 8.000 metri quadrati del capannone a Montecaselli, di proprietà della famiglia Grandi, sono adagiati centinaia di coils di acciaio: zincato, preverniciato e decapato. Il rumore dei macchinari (tutti italiani) è forte, continuo e ripetitivo. Tagliano, forano e modellano. Manovrati sapientemente dagli operai, procedono a pieno ritmo per produrre lamiere grecate da copertura e da solaio. I clienti di Etrusca Profilati sono sparsi in tutta Italia.
«Molto spesso sono magazzini di prodotti siderurgici – spiega Enzo Grandi, fondatore dell'azienda e padre di Gabriele e Giacomo – o sono degli utilizzatori finali che adoperano i nostri nastri ad esempio per i ponteggi, per le canalette elettriche o come profili per infissi. L'ultimo cliente acquisito li utilizza come componenti di elettrodomestici. L'uso dei nostri prodotti è svariato, non ce ne rendiamo nemmeno conto perché l'acciaio spesso è nascosto». Etrusca Profilati, grazie ad un'esperienza decennale, è un'azienda solida, con un organico composto oggi da 22 persone. Ma la crisi economica non l'ha certo risparmiata. «Nella prima fase, tra il 2008 e il 2009, abbiamo tenuto botta, tanto che nel 2010 abbiamo realizzato un 40% in più di produzione – spiega il figlio minore Giacomo – Poi però la situazione è peggiorata parecchio». «Gli ultimi due anni sono stati i più duri – racconta Gabriele – E nonostante tutto, i bilanci sono stati chiusi in attivo. Abbiamo una solidità patrimoniale importante che ci permette di avere le spalle forti per superare il momento. Abbiamo sempre creduto nel nostro lavoro, tanto che gli utili sono continuamente stati investiti nell'azienda». «Etrusca Profilati negli anni è cresciuta – conferma Enzo con un pizzico di orgoglio – quindi ha avuto una continuità aziendale importante».
Ma i timori per il futuro prossimo non mancano. «Le nostre paure sono legate all'andamento dell'economia nazionale. Tanti nostri clienti sono in difficoltà e stanno chiudendo. E si sa che la fine di un'azienda comporta la morte di altre. È una catena. In Toscana abbiamo l'esperienza del Consorzio Etruria, che con il fallimento si è tirato dietro una trentina di aziende fornitrici, perché non hanno più riscosso i crediti. Per questo anche a noi è subentrata la paura nel fornire ditte che ultimamente non sono estremamente solide e che trovano difficoltà ad andare avanti. In Toscana sono chiuse diverse aziende storiche che lavoravano da 50 anni. Si fa come le banche: si sta attenti all'esposizione, perché poi quando c'è un fallimento i soldi vengono persi. E per guadagnare quello che si perde ci vogliono tanti anni». «Il nostro è un lavoro povero, il valore aggiunto è basso – interviene Giacomo – Quindi a volte per guadagnare pochi centesimi si rischia di perdere centinaia di euro. Per ogni camion che parte, se siamo bravi, guadagniamo 2.000 euro lordi. E se il carico non ti viene pagato, non vengono saldati 15/20mila euro. Quindi a volte, ci chiediamo se ne vale davvero la pena». «Oggi si pesta acqua nel mortaio – sottolinea Enzo – Se le aziende non guadagnano per poter investire in nuove tecnologie e fare ricerca, sono destinate a perdere terreno, perché si compete con Paesi come India e Cina che pagano gli operai 50 dollari al mese. La tassazione ci sta strangolando impedendoci di effettuare i necessari investimenti per lo sviluppo dell'azienda».
Mostra una busta paga di un dipendente, nascondendo i dati personali. «Guarda! - indica le trattenute – agli operai non rimane un euro in tasca da poter spendere, in modo anche da alimentare il ciclo economico. E allo stesso tempo, i dipendenti costano alle aziende un mare di soldi. In Italia, a differenza di altri Paesi, si sopravvive». «Deve cambiare il sistema amministrativo italiano – osserva critico Gabriele – ci vogliono sforzi maggiori rispetto a quelli fatti finora, altrimenti è impossibile vedere spiragli». Una tiratina di orecchie la famiglia Grandi la riserva anche alle amministrazioni locali. «Farebbe piacere un po' più di collaborazione – sottolinea Enzo – Non ci si deve ricordare delle aziende che danno lavoro solo quando queste chiudono. Da parte della politica locale deve esserci una maggiore attenzione alle problematiche delle attività radicate nel territorio. Non vogliamo finanziamenti a fondo perduto, ma un costante sostegno morale. Le aziende vanno assiste prima che falliscono, perché una ditta che chiude è una ricchezza che tutti noi perdiamo, sia per quanto riguarda i dipendenti che per gli introiti provenienti dalle tasse». «Il nostro obiettivo è dare lavoro, non cercare di distruggerlo – incalza Grandi – perché creare lavoro per un imprenditore è la cosa che dà più soddisfazione. E noi, nonostante questa situazione critica, non abbiamo licenziato nessuno». «È fondamentale creare posti lavoro a Piombino – interviene Gabriele – ma ancora più importante è la qualità del lavoro. Sul nostro territorio ci vuole una programmazione più dettagliata del futuro. La Lucchini avrà necessariamente un ridimensionamento e per rimpiazzarla ci vorranno decenni, soldi e lungimiranza, sapendo che sono necessari progetti validi, perché se i soldi si mettono solo per gestire le emergenze, allora si va poco lontano».
Enzo Grandi è orgoglioso di ciò che ha creato e ancora più orgoglioso della scelta dei suoi figli di affiancarlo, anche se questo spesso comporta degli scontri, che però come sottolinea Giacomo «essendo in famiglia, sono più sinceri!». «Quando in azienda, negli anni Novanta, sono arrivati i ragazzi c'erano tutti i presupposti per un maggiore sviluppo – racconta Enzo – Ora vediamo che è molto più difficile. Però non perdo la speranza. Se non c'è speranza non c'è futuro». «Sono nato al Poggetto in una baracca perché la nostra casa era stata distrutta da una bomba durante la guerra – prosegue Grandi – Questo per far capire che quando ero giovane non avevamo niente, però c'era la speranza nel futuro, una molla che ti spingeva in avanti e che non ti faceva sentire il peso dei sacrifici. Oggi ai ragazzi hanno tolto la speranza nel futuro. I giovani dovrebbero fare una rivoluzione, perché non è tollerabile che nel nostro Paese ci sia un tasso di disoccupazione del 49%». «Sono partito dal niente e ho creato un'azienda – conclude Enzo – ora tocca ai miei figli continuare la storia dell'Etrusca Profilati. A Gabriele e Giacomo non lascio un'eredità, ma solo uno strumento di lavoro. Starà a loro saperlo utilizzare nel migliore dei modi. Abbiamo 20mila euro al giorno di costi, che vanno quotidianamente tappati, perché da andare bene ad andare male il passo è breve. L'unica cosa certa è che questa azienda è la nostra vita, dobbiamo mantenerla e rinforzarla».
Tutto iniziò con Fulvio Buccianti. Classe 1946, Enzo Grandi, secondogenito di una famiglia di quattro persone, nasce e cresce al Poggetto. Il padre, operaio alla Magona d'Italia, a seguito della crisi del 1953 rimane senza lavoro. Non si scoraggia e apre una rivendita di vino. «Dico la verità – racconta Enzo – in casa mia ci siamo sempre inventati la vita e alla fine non abbiamo mai patito la fame. Mio padre era dotato di spirito di iniziativa, anche se per me voleva un posto fisso alle acciaierie. A quei tempi era una sicurezza».
Ma quel lavoro sicuro, invece, non è mai arrivato. «In fabbrica non mi presero – continua Grandi – e ora posso dire, per fortuna! Ho così avuto la possibilità di far crescere questa azienda».
«A 18 anni ho cominciato a lavorare per Fulvio Buccianti, in una baracca in Colmata – racconta Enzo – Negli anni Sessanta un'alluvione distrusse tutto e così l'attività venne trasferita qui, in quest'area, ma sempre in una baracca». Nel 1973 Enzo Grandi entra in società con il suo titolare e nasce la Buccianti Fulvio & C. «E io ero il C.», dice ridendo.
«Inizialmente abbiamo trovato infinite difficoltà, ma siamo sempre andati avanti – ricorda con piacere Grandi – Eravamo io, Fulvio e un'altra persona, poi piano piano i dipendenti sono aumentati. L'azienda era piccola, ma noi abbiamo investito facendo in modo di farle raggiungere queste dimensioni. E col tempo il prodotto si è via via evoluto e raffinato. Tanti clienti di allora, lo sono ancora oggi. Negli anni Ottanta l'azienda si è trasformata in Etrusca profilati. Poi Buccianti, molto più anziano di me, andò in pensione ed io rilevai le quote. Io e Fulvio abbiamo avuto una bella storia. E lui continua a vivere questa azienda attraverso il nostro lavoro».
Dagli anni Novanta Enzo è stato poi affiancato dai suoi due figli maschi, Gabriele, 46 anni, e Giacomo, 43 anni, entrambi laureati a Firenze in Economia e commercio. Oggi Etrusca profilati ha un fatturato annuo di 15/16 milioni di euro.
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