Il Tirreno

Conto alla rovescia per Tor del Sale

di Alessandro De Gregorio
Conto alla rovescia per Tor del Sale

A settembre 2015 scade l’autorizzazione per la centrale Enel, ferma da tempo. L’azienda: occasione di riflessione

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PIOMBINO. Il porto alla sinistra della foce del Cornia è fuori uso da cinque o sei anni, ormai insabbiato. Le bettoline che portavano olio combustibile per alimentare i gruppi elettrogeni Enel non ci entrerebbero neanche più neanche volendo. L'ultima volta in cui la centrale di Tor del Sale è tornata davvero in funzione è stato nel febbraio di due anni fa, durante la prima crisi ucraina e l’emergenza energetica internazionale. Produsse per un mese, quella centrale, poi stop. Da allora, solo manutenzione.

Così le ciminiere bianche e rosse sono un monumento ai tempi andati, quasi in pendant con l’altoforno in coma delle vicine acciaierie. Fanno silenzioso atto di presenza, alle spalle delle spiagge della Costa est.

A Tor del Sale si rimane in standby, si riducono le spese, si va in pensione un po' alla volta, ci trasferisce o ci si prepara a trasferirsi altrove. E si attende il settembre 2015, quando scadrà l’ultima Aia, l’autorizzazione integrata ambientale. A quel punto cosa succederà?

Enel parla genericamente di «occasione di riflessione». Ma progetti concreti, almeno a quanto sappiamo, non ce ne sono.

E così chi lavora a Tor del Sale teme che sia stata già scritta la parola fine. Una deduzione logica, considerando la parabola di quel polo industriale. Negli anni Ottanta vi lavoravano 300 persone, senza considerare l’indotto. Nel 2012 i dipendenti erano 125. Ora sono meno di 80. Le assunzioni sono ferme dai primi anni Novanta. Niente turnover, solo numeri in uscita. Attraverso la legge Fornero, altri trenta sono andati in pensione negli ultimi 18 mesi. Su base volontaria, altri quindici hanno concordato il trasferimento a Civitavecchi,a La Spezia, Santa Barbara (Arezzo), Larderello.

Alcuni lavoratori hanno ottenuto il prepensionamento grazie ai benefici di legge previsti per chi è stato esposto per un certo periodo all’amianto. Soprattutto quelli residenti a Follonica (il tribunale di Grosseto ha emesso molte più sentenze favorevoli rispetto a quello di Livorno).

Andando così le cose, alla scadenza del settembre 2015 Tor del Sale potrebbe trovarsi con una quarantina di dipendenti, circa un decimo rispetto ai tempi d’oro.

La centrale è ferma, ma si lavora. C’è da restare negli ambiti dell’Aia, appunto, tenendo sotto controllo fumi e acque per non incorrere nelle salatissime sanzioni previste. Quindi è necessario un lavoro quotidiano per una lunga serie di adempimenti tecnici, compresa la verifica del sistema antincendio e il rispetto della legge Seveso sugli impianti con stoccaggio di olio combustibile superiori a un certo quantitativo.

E poi ci sono la manutenzione e l’esercizio della centrale a turbogas di Portoferraio (16 Mw), che in questi mesi di luglio e agosto è in servizio per molte ore al giorno, e del relativo cavo sottomarino; c’è la manutenzione dell’impianto di Capraia, dove funzionano piccoli gruppi elettrogeni (tre motori diesel da 528 kw e un motore da 350 Mw).

A Tor del Sale invece ci sarebbero quattro gruppi da 320 megawatt (Mw), ma per tre di essi sono state attivate le procedure di messa in consegna. E’ il passo che precede la dismissione. Solo teoricamente potrebbero tornare in servizio. In standby c’è solo il gruppo 4, il più recente (ma si parla sempre di un impianto di trent’anni fa).

E poi c’è il porto, quella banchina costruita per le forniture via mare. Ormai il poco olio che serve viaggia su autotreni. I fondali andrebbero dragati, c’era anche un accordo con il Comune che voleva utilizzare la sabbia (di ottima qualità) per il ripascimento. Niente, tutto fermo.

Enel esclude che sia stata già presa una decisione. Il responsabile della centrale di Piombino, Antongiulio Bertoncini, dice che che «la scadenza dell’Aia costituisce un’occasione di riflessione per il futuro dell’impianto. Anche alla luce del complessivo sviluppo dell’area secondo quanto previsto dall’Accordo di programma per il polo industriale di Piombino, siglato nell’aprile 2014, l’azienda conferma la piena disponibilità a istituire un tavolo con il ministero dell’Ambiente, con la Regione Toscana, con l’amministrazione comunale, con i sindacati e con tutti gli enti competenti per discutere del futuro dell'impianto».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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