«Aperti a qualsiasi ipotesi, carbone escluso»
L’assessore Chiarei: il territorio punta sul turismo e su un’industria ambientalmente compatibile
PIOMBINO. «Noi siamo disponibili a ragionare, non sul carbone ma su altri tipi di cicli. Ma finora Enel non ha formalizzato alcuna proposta». Così l’assessore all’ambiente Marco Chiarei, secondo il quale «anche una dismissione può essere governata, Enel non è certo un partner fallimentare. E io credo proprio che si vada lì. La stessa Aia, con tutte le sue modifiche richieste e concesse, fa prevedere che alla scadenza dell’autorizzazione non ci saranno investimenti tali da far proseguire l’attività».
Anche Chiarei ha sentito circolare voci, al momento solo tali, sul carbone. Ovvero: conversione della centrale Enel oppure creazione, in joint-venture con i futuri (eventuali) acquirenti della Lucchini, di impianti a carbone per alimentare Corex e forno elettrico.
«Sul carbone faccio un ragionamento oggettivo - dice Chiarei - premettendo che c’è stato un referendum e ci sarà ancora nel caso in cui servisse, questo territorio cerca di puntare sul turismo e su un’industria ambientalmente compatibile. Ecco: già la parola carbone stride con tutto questo. Sento dire che il prezzo del carbone è stabile, ma solo a livello di estrazione perché comunque anche il carbone, per il trasporto, risente dei costi del petrolio. Sul fronte ambientale poi attenzione a parlare di carbone pulito. La centrale Enel di Civitavecchia è moderna, convertita nel 2010: ebbene, produce mezzo milione di tonnellate di ceneri all’anno, 180mila tonnellate di calcare, consuma tre milioni e mezzo di metri cubi d’acqua. Senza contare le emissioni di biossido di zolfo, 140 volte più inquinanti del gas. Ma io in questo senso non mi preoccuperei tanto di Enel quanto di quello che riguarderà le acciaierie. Ricordo che c’è un’azienda come la Magona che paga l’energia elettrica molto di più rispetto ai suoi concorrenti italiani. E avrebbe bisogno di incentivi. Se c’è un problema di energia sul territorio è questo. E non è un problema di produzione».
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