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Gli studenti rilanciano l’archeologia
Poggio al Molino: al via la raccolta di un euro per sostenere il progetto didattico promosso da privati e Comune insieme
PIOMBINO. Passeggiare per le sale della villa romana, tra mosaici come pavimento e pareti dipinte. Scoprendo un panorama mozzafiato, non a caso scelto dalla “Roma imperiale” (II sec. a.C.). Poggio al Molino: qui hanno “scavato” una sessantina di bambini (dopo i loro colleghi liceali) dai 6 ai 12 anni, qui se n’è presentato un bel gruppo per la cerimonia di consegna dell’attestato di parteciapazione, regalando alle famiglie una visita speciale al sito in corso di indagine.
Ed è stata anche l’occasione per lanciare la proposta «Un euro per Poggio al Molino», la raccolta fondi per la gestione del lavoro che già sta funzionando tanto quanto il progetto didattico e di divulgazione promosso dall’Associazione culturale Past in progress-“Archeodig”.
«Devo ringraziare tutti – dice subito Carolina Megale, vero spirito motore dell’associazione culturale (ma da sempre impegnata con e per Soprindetendenza o l’Università di Firenze qui o sugli scavi di Baratti) – grazie al Comune, che ha a cuore il sito, ma grazie anche ad ogni persona che ha deciso di aiutarci. Eccezionali i bambini-archeologi per un giorno, che hanno partecipato all’attività di scavo... grazie a “Obabaluba Snc” che ha condiviso il progetto e ha contribuito in maniera sostanziale». Sul sito, in questa fase, per l’Università di Firenze Ambra Fiorini, Martina Fusi e Camille Brunin.
Quest’area archeologica ancora sconosciuta a molti. Che si estende sui versanti settentrionale ed orientale di un promontorio che fa da spartiacque tra la spiaggia di Rimigliano a nord e il Golfo di Baratti a sud. Così vicina alla “città etrusca”, racconta ben altro: di Roma che si difende dai pirati (II sec. a.C.), della vita in fattoria per la produzione del garum, la salsa di pesce (I. sec. d. C.) fino alla villa marittima con pure le terme (metà II sec. d. C.). Da qui si domina, il tratto di mare tra San Vincenzo e l’Isola d’Elba, poi le colline metallifere del campigliese e la pianura. In cima al colle c’è la Villa del Barone (se non avessero piantato i pini si vedrebbe pure Baratti...). «Con l’esproprio del terreno alla società svizzera che ne era proprietaria – ricorda Megale – è partita la prima fase di un progetto che mira al recupro del sito di Poggio al Molino». Tornando alla città, la villa romana ha subito “aperto” ricominciando dalle scuole. «L’unico modo per far vivere i nostri beni, per dar loro la giusta visibilità è far conoscere soprattutto ai più giovani la storia del territoro anche attraverso l’archeologia e il gioco – spiega Carolina Megale – I finanziamenti sono pochi e pilotati. Poggio al Molino ha fatto il giro del mondo perché presentato nei meeting internazionali: grazie a questa promozione , alla ricerca partecipano studenti universitari italiani e stranieri. In particolare – aggiunge – viene organizzata una “field school” in collaborazione con University of Arizona e Hofstra University di Long Island NY sino a fine luglio e lo scavo è sempre gestito come un campo scuola. Riprenderemo a settembre coi bambini, le richiesta sono state tante e intendiamo promuovere una giornata genitori-figli».
«L’obiettivo è coinvolgere tutti, come capita coi turisti che passano qui per caso e si fermano facendo domande. Molti lasciano un euro per Poggio al Molino; faremo un pannello per ringraziare tutti, applicando un metodo che si usa già e funziona in molti altri settori e paesi. Tutto – conclude Megale – per restituire alla cittadinanza un patrimonio unico e da salvare».
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