Il Tirreno

Bandini: «Sono uno che non molla mai»

di Maria Ant. Schiavina
Bandini: «Sono uno che non molla mai»

Il nuovo primo cittadino di San Vincenzo si racconta: è stato mio nonno Anselmo a regalarmi la passione per la politica

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SAN VINCENZO. Tutta colpa di nonno Anselmo. Forse non tutti i sanvincenzini lo sanno, ma se Alessandro Bandini oggi è il loro nuovo sindaco, una parte di responsabilità deve essere attribuita a nonno Anselmo, dirigente negli anni lontani del Partito Comunista, che lo ha iniziato alla politica. Partendo dalla FGCI (Federazione Giovani Comunisti Italiani) Bandini ha ricoperto varie cariche amministrative, fino a quella di assessore all'urbanistica e porto (dal 2009), che lo ha visto in prima fila nella trasformazione del territorio. Le lunghe giornate trascorse con il nonno materno gli hanno instillato la curiosità per le vicende del suo Comune, ma anche la capacità di stare in mezzo alla gente, forgiandone uno spirito, che dietro il volto e i modi dell'amico di tutti, manifesta al momento opportuno determinazione e testardaggine, caratteristica che lo ha contraddistinto fin da piccolo, quando, pur essendo tranquillo e pacioccone, cercava sempre di raggiungere obiettivi nuovi.

«La mia maestra elementare, Rosa Bersotti, mi chiamava “ciaccia” - dice- proprio per quello spirito di iniziativa, che poi, nella vita, mi ha aiutato a fare ciò che desideravo».

A scuola andava bene?

«Avevo la sufficienza».

Giocare era più interessante che stare sui libri.

«Sì, però sono arrivato dignitosamente a ragioneria».

È sempre stato cicciottello?

«Eh sì. Per me il cibo è una delle gioie più grandi della vita. Convinzione questa che ho ereditato dalla mamma che, oltre a essere un'ottima cuoca, ama come me la buona cucina».

Nel gruppo era un leader o un aggregato?

«Né l'uno né l'altro. Cercavo di coinvolgere, condividendo gli interessi con i compagni».

Maschi o femmine. Chi preferiva avere come amici?

«Tutti e due, anche se, nel tempo, ho mantenuto più amicizie femminili, come quella con Simona Del Seppia (titolare a San Vincenzo del negozio Hobby Center caccia e pesca ndr), con cui ho diviso asilo, elementari e superiori e che continua tutt'ora».

Ha altri hobby oltre alla buona tavola?

«Leggo molto.

L'ultimo libro?

«Sale, Zucchero e Caffé, di Bruno Vespa».

Non proprio in linea con le sue idee di sinistra.

«Leggere chi la pensa diversamente mi aiuta a fare un confronto e ad avere un'idea più chiara sull'Italia».

Ha un fratello maggiore. Che rapporto c'è fra voi?

«Essendo più grande di me lui ha frequentato altre compagnie. Ma è sempre stato il mio punto di riferimento».

Il primo dolore?

«La morte di nonno Anselmo... I miei genitori lavoravano tutto il giorno e lui stava sempre con me. Lo devo ai suoi insegnamenti se mi sono avvicinato alla politica. Quando se n'è andato, all'improvviso per un infarto, avevo solo 10 anni e ho sentito un grande strappo».

Cosa vede per prima cosa se pensa all'infanzia e all'adolescenza?

«Il mare, la spiaggia, gli amici. E poi La Rinascita, il bigliardo, le carte; con i discorsi che si facevano su ciò che accadeva a San Vincenzo».

Quando ha iniziato a occuparsi attivamente di politica?

«Da ragazzo, all'interno della Fgci. Ma il grande passo l'ho fatto nel 1990, chiamato da Roventini a far parte della lista come consigliere comunale delegato allo sport».

In Coop è entrato nel 1989.

«Il 7 luglio, da stagionale a Cecina. Poi, sono passato da contratto part-time a contratto fisso, girando un po' di supermercati. Per terminare nel '93 a San Vincenzo dove, due anni dopo, mi hanno affidato l'incarico di responsabile amministratore. Ora sono in aspettativa».

Quali doti secondo lei deve avere un buon sindaco?

«L'ho detto anche in campagna elettorale. Il primo cittadino non lo è perché è il migliore, ma deve essere il migliore; un buon sindaco sta tra la gente a parlare, ma soprattutto ascolta, cercando di dare delle risposte».

I suoi nemici dicono però, che lei promette molto e non mantiene...

«Quelli che lo dicono non mi conoscono, ma nemmeno io mi riconosco in loro. Ho sempre cercato di raggiungere gli obiettivi con caparbietà e tenacia e, quando prometto qualcosa, mi pongo l'obiettivo perseguendolo fino in fondo, trovando tutte le strade possibili pur di non smentirmi».

A proposito di obiettivi. Aveva detto che avrebbe nominato come assessore all'urbanistica Salvatore De Priamo, esperto nel campo, mentre invece ci ritroviamo Roventini jr che, fra l'altro segretario del Pd che, oltre a essere un giovane di bella presenza e probabilmente di buona volontà, dirige un settore chiave come le attività produttive e l'urbanistica.

«Massimiliano è un profondo conoscitore di San Vincenzo e ha voglia di imparare. Per quanto riguarda la doppia veste di segretario-assessore, il problema si risolverà nei prossimi mesi, perché c'è già l'accordo per la sua sostituzione, dopo l'estate. So che molti pensano anche tale padre tale figlio, ma non è così. Lui, per l'urbanistica, ha una visione diversa; e dopo aver puntato su De Priamo, che non ha potuto accettare per motivi di lavoro, ma a cui chiederò ugualmente collaborazione, la scelta è caduta sulla sua persona, perché dal punto di vista politico era quella che ci dava garanzie per gli obiettivi che ci siamo posti».

Aveva anche detto: “Tutto nuovo” e così è stato. Ma, se il tutto nuovo potrebbe essere un punto di partenza vincente, ricominciare da zero comporta anche molti rischi.

«Credo che i sanvincenzini oggi si aspettino dinamicità e novità sia nelle idee che nelle persone che si occupano del loro comune. Da qui la decisione per il "tutto nuovo"e la convinzione che i componenti della squadra da me formata, possano dare un concreto contributo al paese. In quanto al rischio ne ho tenuto conto, ma quando c'è l'entusiasmo e la voglia di imparare, l'inesperienza a volte può dare meglio la spinta per far funzionare bene la macchina. Sono fiducioso».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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