Italia
Il porto torna al futuro dopo l’illusione Concordia
Lavori e progetti: si vocifera di un terminal petrolifero, ma Guerrieri smentisce Murzi (Asiu) non si rassegna. Oggi il sindaco Giuliani incontra i giornalisti
PIOMBINO. Svanita l’ipotesi Concordia (ma c’è chi ancora non si rassegna), sul porto i lavori procedono con lo stesso ritmo. Si sta disegnando il profilo della mega banchina da otto ettari, il perimetro è quasi pronto e tra pochi giorni comincerà anche l’escavo dei fondali per portarli a meno venti.
E’ lì che si voleva rottamare la Concordia. Ma questa era un’idea, una richiesta, una speranza. Ci sono invece progetti concreti legati a quei fondali, scritti nero su bianco nell’Accordo di programma firmato ad aprile a Roma. Secondo l’Adp, lo ricordiamo, a Piombino è prevista tra l’altro la nascita di un polo europeo di rottamazione delle navi militari, ma anche di rimessaggio delle grandi navi. Sempre che Genova non si metta in mezzo di nuovo (come ha già fatto anche in questo caso) e la spunti lavorando in silenzio nelle stanze dei ministri piuttosto che a bordo dei rimorchiatori.
Ma quei fondali a meno venti potrebbero fare gola a parecchi altri. In questi giorni ha preso a girare la voce secondo cui si starebbe sondando anche il mercato delle petroliere. Ipotesi peraltro di difficilissima attuazione sotto il profilo ambientale: dopo essersi battuti per impedire che la Concordia attraversasse l’arcipelago, pensare di creare un terminal petrolifero - e quindi aprire il traffico del greggio in quelle stesse acque - sarebbe quantomeno contraddittorio.
Luciano Guerrieri, commissario dell’Autorità portuale, lo esclude: «Mai prese in considerazione ipotesi del genere».
Tornando alla Concordia, come dicevamo c’è chi ancora nutre perplessità sul trasferimento previsto per fine luglio: «Nel caso in cui dovessero esserci ritardi, come potrà giustificarsi il Governo?» chiede Fulvio Murzi, amministratore unico di Asiu, una delle società della cordata che si è vista cestinare da Costa il progetto per lo smantellamento del relitto.
«Piombino sarà pronto a settembre - dice Murzi - e se la motivazione di questo trasferimento è l’urgenza, se si sono presi questo rischio unico di rimorchiare quel rifiuto speciale per cinque giorni verso Genova perché il porto di Piombino non era ancora pronto, allora nel caso in cui si dovesse rimandare l’operazione di qualche mese cadrebbe questa motivazione. L’unica motivazione, peraltro, perché non ne ho sentite altre. A quel punto mi aspetto che il Governo riveda la propria decisione. Se la stessa situazione si fosse verificata fuori dai confini istituzionali e politici, il nostro progetto avrebbe vinto mille a zero e la nave sarebbe finita a Piombino. Il punto è questo. Quando la gente verrà a chiedere lavoro cosa gli risponderanno, che il lavoro non c’è per motivi di eleganza politica?».
Tralasciando l’aspetto occupazionale (non si è mai capito quanti posti di lavoro avrebbe generato quella carcassa, si è sempre oscillato dai dieci ai mille...), anche per Murzi si è trattato di una scelta esclusivamente politica, non tecnica.
Murzi tempo addietro aveva lasciato intendere che sarebbe stato pronto anche a fare ricorso al Tar: «Soggetti titolati sarebbero le associazioni ambientaliste, ma dopo ripetuti incontri con i vari responsabili ho capito che non se ne faranno carico. E come Asiu ho le mani legate, devo rispettare l’input dei Comuni».
Già, i Comuni. Oggi in sala consiliare a Piombino il sindaco Massimo Giuliani ha convocato i giornalisti per una conferenza stampa sul caso Concordia. Difficile però aspettarsi grosse novità.
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