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IL RICORDO

«Non dimenticherò mai il frastuono delle bombe»

«Non dimenticherò mai il frastuono delle bombe»

CAMPO NELL’ELBA. «I bombardamenti sono proseguiti per tutta la giornata e, dopo essere stato nascosto per ore in un fossato, insieme alla mia famiglia abbiamo deciso di scappare verso il promontorio...

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CAMPO NELL’ELBA. «I bombardamenti sono proseguiti per tutta la giornata e, dopo essere stato nascosto per ore in un fossato, insieme alla mia famiglia abbiamo deciso di scappare verso il promontorio delle Solane, per avvicinarci a Poggio o Marciana. Le cannonate erano arrivate a 200 metri da casa. Grazie a Dio un amico ci ha fatto nascondere nella sua abitazione».

Celestino Mazzei oggi ha quasi 89 anni e all’epoca non era ancora ventenne. Di quel giorno di 70 anni fa ricorda per lo più la grande paura di morire. «Quelle ore sono passate di corsa – racconta Mazzei – e io avevo più paura di quanta le donne ne avessero dei senegalesi. Verso la sera del 17 giugno del ’44, quella buon’anima di mio padre, mi disse “Celestino, andiamo via. Perché se aggiustano il tiro la prossima cannonata colpisce noi”. Così siamo scappati». Nelle 24-48 ore premio concesse dagli Alleati, i soldati, racconta Mazzei, fecero irruzione nelle case per rubare la biancheria delle donne o per scolarsi intere botti di vino. «Per loro era la salvezza – conclude Mazzei – ma il vino dei contadini era forte. Per questo nelle cantine ho visto molti “tiralleurs” svenuti dall’ubriachezza». (s.t.)

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