Comuni elbani invasi dalle cartelle esattoriali
Migliaia di atti non sono notificati a casa. Ma Equitalia ridimensiona il fenomeno: «I mancati recapiti sono in calo»
PORTOFERRAIO. Gli “irreperibili” non stanno solo a Portoferraio. Le prove? Sono nascoste sugli scaffali e negli armadietti degli uffici di tutti gli otto comuni dell’isola d’Elba, dove sono accatastate migliaia di cartelle esattoriali di Equitalia.
Multe non pagate, tasse sui fossi, imposte come Irpef, tributi comunali come Ici, Imu e chi più ne ha più ne metta. Ogni settimana i dipendenti comunali vedono arrivare decine di cartelle esattoriali non notificate nelle case dei diretti interessati e, per questo, depositate direttamente nella casa comunale. Il risultato? Un lavoro extra per gli uffici dei Comuni che devono archiviare il materiale, verificare la veridicità dei nominativi, trasmetterli nel sistema telematico e predisporre la pubblicazione sull’albo pretorio. Oltre a ricevere i cittadini, costretti a mettersi in fila per farsi consegnare la documentazione.
In pratica gli uffici degli enti locali si trovano a dover far fronte a un lavoro extra, colmando le lacune di un servizio di consegna che Equitalia ha affidato sul territorio a corrieri privati. Un servizio che, guardando le cifre, lascia parecchi dubbi circa la sua efficacia.
La scorsa settimana Il Tirreno ha raccontato la situazione degli uffici del servizio demografico nel Comune di Portoferraio: decine di scatoloni ammassati dentro gli armadietti della Biscotteria, circa 2500 cartelle esattoriali depositate nel 2012, poco più di 2mila nel 2013. I numeri, riferiti dagli uffici comunali, fanno un certo effetto se si considera che il comune più grande dell’Elba conta poco più di 12mila abitanti. Negli altri comuni la situazione è molto simile. A Porto Azzurro, ad esempio, sono state depositate alla casa comunale circa mille cartelle nel 2013. Altre centinaia di cartelle sono lì da anni. «Abbiamo almeno una ventina di scatoloni», dicono dagli uffici comunali. A Rio Marina nell’ultimo anno sono arrivate 500-600, 400 a Rio Elba, circa 330 a Marciana. Le cartelle depositate nella casa comunale sono riferite ai cittadini che, al momento della notifica, non vengono trovati nelle loro abitazioni. Il messo, a quel punto, lascia l’avviso di mancato recapito nella cartella della posta e deposita la cartella in Comune, informando il contribuente con una raccomandata.
All’Elba il numero di mancati recapiti è particolarmente alto, essendovi una percentuale notevole di case vacanza. «Circa il 75% delle cartelle depositate nella case comunali – fanno saper da Equitalia – sono consegnati nei mesi autunnali e in inverno». Altri fattori che gonfiano il numero di cartelle non notificate a casa sono le carenze di indicazioni di vie, indirizzi e numeri civici in diversi comuni. Ma le cifre, se rapportate alle dimensioni dei comuni, restano mastodontiche. «E solo il 10% delle cartelle viene ritirato dai destinatari – raccontano dagli uffici di Rio Marina – il paradosso è che la gente si sfoga e, spesso, si arrabbia con noi, quando deve fare la fila per ritirarle».
Il lavoro extra, nei giorni in cui sono recapitate le cartelle, coinvolge in genere tutto il personale degli uffici comunali. E per diverse ore. Un disagio che viene condiviso con i cittadini che si trovano a dover fare due file, una in municipio per ritirare la cartella e una in banca per pagare la somma richiesta. Anche se solo una minima parte dei contribuenti (10-15%), si reca in Comune per ritirare le cartelle che intanto si moltiplicano dentro gli armadietti e sopra gli scaffali.
Ma se i Comuni sono insofferenti per la quantità di cartelle scaricate in municipio, la società Equitalia, dati alla mano, tende a ridimensionare il fenomeno. Dai dati in possesso della società sono stati circa 6.400 gli atti depositati negli otto Comuni nel 2010, circa 5mila nel 2011, 5.400 nel 2012, mentre solo 3100 nel 2013. E nei primi mesi del 2014 gli atti sarebbero poco più di 1000. «Secondo i dati in nostro possesso – dicono da Equitalia – non c’è una crescita del fenomeno. E c’è da parte nostra uno sforzo teso a ridurre progressivamente il numero di depositi nei municipi che, comunque, sono in lieve diminuzione di anno in anno».
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