Il Tirreno

Ulisse “etrusco” a Baratti: Schropp incalza ancora

Ulisse “etrusco” a Baratti: Schropp incalza ancora

Ripercorrendo le edizionI del poema di Omero attraverso i secoli, secondo la studiosa siciliana: «Populonia è il luogo più plausibile per la sua rotta»

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PIOMBINO. Ulisse a Baratti s’è fermato ed ha respirato il mondo degli Etruschi. La traduttrice siciliana, appassionata di culture antiche, non si arrende, anzi Lydia Schropp risponde alla coordinatrice del parco archeologico di Baratti Populonia Marta Coccoluto (che ha posto l’accento proprio su come «scarsi elementi scientifici possano in qualche modo appoggiare le sue teorie»). L’obiettivo di Schropp resta dimostrare che «le civiltà che Ulisse incontra durante le sue peregrinazioni sono quelle italiche, localizzate lungo il Mar Tirreno. Se la mia supposizione è esatta – dice – Ulisse si muove e tocca le regioni più importanti d’ Italia. Populonia sarebbe il luogo più settentrionale. La civiltà etrusca si stava formando proprio allora, i grossi centri dovevano ancora sorgere e molti toponomi non esistevano ancora».

«Le più antiche testimonianze archeologiche a Popolonia risalgono al IX Secolo – spiega Schropp – Quando Ulisse si reca nella Nekuia, officia il rito in un territorio disabitato. Non si parla né di altari né di templi. Evidentemente c’è distacco temporale fra l’apparizione dei morti ed il verbo “io Vidi”, forse un’aggiunta posteriore. Di un successivo aedo al primo nucleo della narrazione, quando a Populonia, o forse anche in un’altra necropoli vicina avevano iniziato ad erigere tombe principesche. Fausto Codino nella sua prefazione all’Odissea (edita da Einaudi), afferma che l’opera fu composta fra l’ VIII ed il VII sec. a.C., ma contiene materiali di provenienza e di età disparate. Uno o più di un autore ha poi concepito la struttura attuale collegando molti testi diversi e lasciando diseguaglianze stilistiche e contraddizioni di contenuto. Fatto accertato – prosegue – è che l’ Odissea, di cui noi oggi leggiamo il testo, risale all’ età di Pisitrato, tiranno di Atene, vissuto nel periodo 560- 528 a.C., che fece suddividere il poema omerico in 24 libri e ne ordinò le recitazioni nelle feste Panatenee. Regolari recitazioni di passi omerici sono accertate però molto prima, a partire dal 776 a.C., quando ebbero inizio le Olimpiadi... La prima edizione provvista di segni critici dei due epos risale all’età alessandrina, 325-260 a.C».

La studiosa ripercorre le seguenti “edizioni” del testo attraverso i secoli «evidente – aggiunge – la distanza di tempo e di luogo degli studiosi d’allora, e fatto ancor più grave, alla loro epoca, la cultura etrusca era tramontata già da circa due secoli. Il fatto che l’Odissea fosse scritta in greco ha tratto in errore i linguisti, che tentarono di spiegare termini a loro estranei, senza considerare che Ulisse si muoveva in ambito straniero. Un esempio? Potrebbe essere “Lotofaghi”. Il paese del Loto è l’ Egitto, di cui il loto è il simbolo. Fago, spiegato con mangiatore, è fuorviante, ricorrendo alla solita confusione fra p ed f , che riscontriamo anche in Pupluna/ Fufluna. Lotofago con p da l’ esito pagus / paese- luogo del loto. Più convincente di lotofago può essere il termine sarcofago, che senz’altro non vuol dire mangiatore di sarcos, bensi “luogo dove è deposto il sarcos”».

«L’ambiente miceneo – dice ancora – fa da sfondo all’Odissea, e le nuove terre verso cui Ulisse si dirige in occidente, attestano ancora contatti micenei, come le isole Eolie, ,la Sicilia e la Sardegna (Calipso), ma in realtà ci stiamo orientalizzando. Ulisse si inoltra lungo il Mar Tirreno, per arrivare in Lazio, dai Lestrigoni, cioè abitanti delle lestre, intendendo con ciò le zone paludose comprese fra Formia ed Anzio, le antiche Paludi Pontine. Dal racconto di Ulisse emerge che i Lestrigoni vivono già in una città munita di una rocca, di una strada adatta al trasporto di legna su carri e di una fonte d’acqua fresca, forse artesiana (artachia). Il re possiede un palazzo, ma la civiltà è ancora primitiva. In fuga dai Lestrigoni, Ulisse arriva da Circe: la Nekuia descrive un rito di evocazione dei morti, ma avviene in un luogo ben preciso, verso il quale Ulisse deve navigare per ben una notte. Il rito è legato ad un luogo come anche ad un personaggio ben preciso, il vate tebano Tiresia, che egli incontra sulla Terraferma e non presso Circe. Dopo il rito e l’evocazione dei morti, con un rapido cambio di tono, Ulisse dice che vide degli idoli, dunque statue, urne, o sarcofaghi di eroi, che si trovano nelle necropoli».

«I personaggi mitici, ai quali fa riferimento – puntualizza Schropp – appartengono al lontano mondo eroico, e ciò significa che il luogo da lui visitato era già entrato in contatto con questa cultura. Purtroppo (per la Nekuia !) a Populonia si sviluppò già in epoca etrusca una forte attività mineraria, di cui lo storico Strabone (63 a.C. -22 d.C) fu un testimone».

«Solo durante il lavoro di sgombero del materiale ferroso – afferma – vennero alla luce resti di tombe gigantesche,precipitate da secoli sotto il peso delle scorie. In seguito si stabilì che verso il 400 a.C. Populonia aveva iniziato a lavorare il ferro in grandi officine. Rame e ferro insieme, attestano le offerte funerarie del VII sec.: ferro si trova nel grande “ tumulo dei Carri” in piastre bronzee di rivestimento di carri da guerra, dove si vedono scene di caccia intarsiate in questo metallo. Le rotte marine sono eguali da millenni – conclude – se Circe, non è al Circeo, ma è la personificazione della Corsica, la rotta obbligata è Alalia/Aleria- Populonia, o nelle immediate vicinanze».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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