Turismo, troppe leggi «Un B&B di qualità? Bene chi affitta e via»
La scommessa di un operaio sull’attività di ricezione ottiene ottimi risultati ma incontra anche molti i problemi
MONTEVERDI. Tante le difficoltà nello svolgere attività di ricezione turistica rispettando le normative (soprattutto quelle regionali).
Numerose segnalazioni che arrivano dalla Val di Cornia. E problemi soprattutto per chi, premiato per la qualità dei servizi offerti, come detto, vuol stare nelle regole. A spiegare la situazione, dando voce ai disagi di molti, Claudio Lotti, operaio che ha ricevuto in dono dai genitori un appartamento; Lotti, pure per promuovere l'ospitalità di Monteverdi, ha scritto a tutti gli enti interessati, rivolgendosi alla fine al giornale: «Per fronteggiare le tante spese per questa casa dov'ero residente – ricorda – ho scoperto che avrei potuto fare regolari contratti di affitto, ottenendo una fonte di reddito però solo con una normativa regionale del 2000 per attività non professionale B&B ed affittacamere. Residenza e domicilio... mi hanno, però, creato subito difficoltà, ma ho deciso comunque di provare pur senza esperienze nel settore».
«Sono andato in Comune ed ho aperto la Dia. La mia casa – spiega Lotti – si trova in un residence con piscina, terrazza vista mare, parcheggio privato, 2 camere, uso cucina, nuovissima, dotata di tutti i comfort, impianti e sistemi di sicurezza all'avanguardia».
«Confidando che lavoravo all'estero vicino a Strasburgo – prosegue – ho iniziato a farmi pubblicità invitando dei conoscenti. Così ho incontrato Roger Hahn, grafico pubblicitario, appassionato di storia ed archeologia; Roger è rimasto affascinato dal paese, da Populonia... apprezzando l'ospitalità e la buona cucina; dalla sua esperienza e dalle tante foto scattate ha fatto una pubblicazione che per me è stata di un effetto pubblicitario dirompente. Sono cominciati ad arrivare turisti francesi e tedeschi, ma solo lievitati i problemi proprio perchè – spiega Lotti – la normativa attuale della regione prevede che nei B&B si abbia la residenza ed il domicilio. Avendo 2 camere di cui una doppia da fornire agli ospiti, e nell'altra devo viverci io, è vietato accettare famiglie con 2 o 3 figli. La possibilità? Ospitare una coppia con massimo un bambino fino a 12 anni di età per non incappare in chiusura e multe salate; fa testo l'immediata comunicazione on line alla questura di Pisa sulle presenze all'interno della casa, stessa cosa con l'ufficio Istat della provincia. Dunque? Non ho accettato innumerevoli prenotazioni».
«Per entusiasmo – conferma – e visti i giudizi tutti positivi quasi, per scherzo, nel 2012 ho partecipato al concorso indetto dalla Camera di Commercio di Pisa per il “Marchio ospitalità italiana”. Dopo l'ispezione e la valutazione, la mia struttura ha vinto insieme a solo altri 12 B&B della provincia con tanto attestato e premiazione. Immediato l'inserimento nella guida del Gambero rosso e nel sito internet www.10q.it. Ho ricevuto lo stesso attestato quest'anno e sono stato inserito in Expo 2015». Insieme alla soddisfazione per i successi nell'avventura professionale intrapresa «purtroppo – sottolinea – il fatto di non poter ospitare famiglie risulta troppo penalizzante... sarò costretto a chiudere la DIA e trasformare il tutto in semplice appartamento privato, che non deve sottostare ai simili vincoli e restrizioni. Non meno importante è la tassazione dei profitti – dice – Perchè? Mentre per un appartamento privato l'aliquota è al 10%, a me viene assommata a reddito da lavoro dipendente. Dopo aver fatto domanda all'agenzia regionale delle entrate, mi è arrivata la risposta che, poichè c'è la denominazione B&B, è da considerarsi reddito da attività. Da chiedersi come mai la mia struttura classificata alla provincia come alloggio privato non ha gli stessi benefici di un’abitazione che fa contratti turistici...».
E Lotti non manca di proporre: «Solo da una valutazione alloggi privati come B&B si potrebbe avere un numero effettivo, con possibilità di riscontro, delle presenze reali sul territorio. Si dovrebbe lasciare la residenza obbligatoria, ma togliere il domicilio, così da poter offrire anche la camera destinata al proprietario agli ospiti, ma senza farla però pagare come dalla DIA in possesso. Reddito? – elenca – Stabilito con una quota giornaliera da comunicare alla provincia indipendentemente dal numero di camere offerte con un tetto massimo di posti letto, verificata dalle ispezioni delle forze dell'ordine e comunicazione del numero delle presenze alle questure».
«Tassazione agevolata al 10%, come per gli appartamenti, visto che offrire la colazione con prodotti confezionati e sigillati è un servizio, soprattutto per poter avere clienti di passaggio che trovano sul web strutture certificate e di qualità e non ulteriore fonte di reddito, che serve da scusante per imporre regimi di tassazione più alti. Oltre tutto, così, si potrebbe dare la possibilità di un reddito minimo per giovani che possano fare un’esperienza come la mia e con la crisi di oggi non è poco» chiude.
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