«Crociere e rottamazione uno spreco all’italiana»
Comune dei cittadini all’attacco sull’ampliamento del porto di Piombino «Si rischiano gravi ripercussioni su tutto il territorio della Val di Cornia»
CAMPIGLIA. «Volere tutto col rischio di non ottenere niente». E’ negativo il giudizio del Comune dei cittadini sugli obiettivi del nuovo porto di Piombino in tema di navi da crociera e di polo rottamazione. «Si corre il rischio - scrive Daniele Scafaro - che l’investimento di oltre cento milioni si riveli l’ennesimo spreco di denaro all’italiana, con gravi ripercussioni su tutto il territorio della Val di Cornia; dalle cave di Campiglia, dalle quali sarà reperita una consistente se non totale quantità di materiali necessari all’ampliamento, a tutto il litorale della costa est, che sarà non poco interessato dagli effetti che l’ampliamento del porto comporterà».
Quanto alla rottamazione delle grandi navi, Cdc cita il Libro verde della Commissione europea “Per una migliore demolizione delle navi”.
«Dal punto di vista della competitività in tale mercato - prosegue Scafaro - c’è da osservare che “la maggior parte dei cantieri di demolizione è situata nell'Asia meridionale (in particolare India e Bangladesh). Le differenze in termini di costo della manodopera o di costi connessi alla tutela dell’ambiente e della salute e di guadagni dal riciclaggio e dalla vendita di materiali usati spiegano perché gli operatori dell’Asia meridionale possono offrire prezzi molto più vantaggiosi ai proprietari delle navi rispetto ai potenziali concorrenti di altri paesi, soprattutto di quelli situati nell'Unione europea». Inoltre, «considerando la possibilità di garantire un’opportunità di occupazione per gli abitanti del territorio è sicuramente rilevante quanto ancora dichiarato dalla Commissione e cioè che “sono diversi i motivi per cui è difficile rendere il riciclaggio delle navi economicamente redditizio e al tempo stesso compatibile con le norme ambientali: la variabilità del mercato merci (che utilizza principalmente petroliere e porta rinfuse); la diversità dei materiali contenuti nelle navi e il fatto che alcuni di essi sono difficilmente riutilizzabili o non si utilizzano più oppure sono vietati (come l’amianto); il trattamento a volte costoso di riciclaggio di certi materiali; l’assenza in Europa di un mercato del riciclaggio dell’acciaio per la costruzione e di un mercato dell'usato dell'attrezzatura delle navi.”»
«E’ necessario - conclude Cdc - avere il coraggio di ammettere che, nei panni di un armatore che si trovasse nella necessità di dover demolire una nave, probabilmente Piombino sarebbe, nella lista delle possibilità, l’ultima opzione che prenderemmo in considerazione. Altresì valutando la possibilità di accogliere le grandi navi da crociera non si può sorvolare sul fatto che, nel bacino del Mar Tirreno, gli scali di riferimento siano Livorno e Civitavecchia, entrambi favoriti dalla loro posizione geografica».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
