Il Tirreno

È morto Renato Cioni, la voce dell’Elba

di Luigi Cignoni
È morto Renato Cioni, la voce dell’Elba

Stroncato da un malore a 84 anni. È stato per anni nel gotha della musica lirica, ha duettato anche con Maria Callas

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PORTOFERRAIO. La voce dell’Elba ha smesso di cantare. Non risuona più “A Dio spiegasti l’ali” (Lucia di Lammermoor). Renato Cioni (84 anni) è morto, ieri notte, all’ospedale di Portoferraio dove era stato ricoverato per un malore.

Lunedì stava facendo la spesa in un supermercato della città, quando si è sentito male. Una volta raggiunto l’ospedale, le sue condizioni sono andate via via peggiorate, fin quando non è sopraggiunta la morte.

Nato e cresciuto a Portoferraio, fin dalla più tenera età sognava il teatro, il palcoscenico. La sua grande ambizione era calcare il proscenio, cantare per emozionare il pubblico e sentire il caldo abbraccio di applausi alla fine di ogni esibizione. Da ragazzo si accompagnava con la chitarra del padre da cui aveva ereditato la passione della musica, la stessa che avranno anche i fratelli e, nelle lunghe estati, suonava le più famose romanze sulla terrazzina di casa. Una bella voce, squillante, acuta, al punto da essere ricercato in occasione di matrimoni in Duomo a Portoferraio. L’arciprete chiamava il piccolo Renato, perché eseguisse la celebre “Ave Maria”.

La chiave di volta della sua carriera è stata rappresentata dalla zia Elba, che risiedeva a Chiusi. Fu lei a portarlo a Firenze, dove gli fece fare un’audizione con il maestro Tito Petralia, direttore dell’Eiar (ora Rai). Fu lui a intuire le capacità del ragazzo e a consigliargli l’iscrizione al conservatorio che Renato frequentò mantenendosi con i più vari mestieri, fino a quando non vinse il concorso di “Giovani Cantanti” del Teatro dell’Opera di Roma. Fu il trampolino di lancio che gli permise il grande salto nel mondo dell’opera con “Lucia di Lammermoor” a Spoleto nel 1955. L’opera diventerà il suo cavallo di battaglia. Imperdibile la registrazione che ne fece con il soprano Joan Sutherland, con cui instaurerà un proficuo rapporto artistico. Sarà proprio l’artista australiana che involontariamente farà conoscere al mondo della lirica internazionale l’elbano Cioni. Essendo molto alta di statura e per evitare la goffaggine nelle scene d’amore, durante l’allestimento della “Fenice” a Venezia, impose al direttore artistico di scritturare un tenore della sua stessa altezza. Fu allora, come si legge nell’articolo di Gianfranco Molinari pubblicato sullo “Scoglio”, che il regista Franco Zeffirelli si ricordò di un “colosso” incontrato a Bruxelles e lo scritturò. Da qui comincia la teoria delle sue esibizioni nei maggiori teatri italiani ed esteri coma la Scala di Milano, il Regio di Parma, il Comunale di Firenze, il San Carlo di Napoli, l’Arena di Verona, il Massimo di Palermo, il Teatro Nuovo di Torino e poi il Covent Garden di Londra, lo Staatsopern di Vienna, l’Opera di Parigi, il Deutsche Opern di Berlino, il Metropolitan di New York, il San Carlos di Lisbona, il Colon di Buenos Aires e poi ancora città come San Francisco, Filadelfia, Boston, Cleveland, Budapest, Tokio, Amburgo infine Edimburgo. Le cantanti con cui ha calcato le scene sono tutte primedonne, nomi che hanno fatto la storia della musica classica come Maria Callas, Renata Tebaldi, Joan Sutherland e Anna Moffo. Senza contare i direttori d’orchestra che lo hanno diretto, tra quali i (tanto per citarne alcuni) Riccardo Muti, Arturo Basile, Herbert von Karajan, Giananadrea Gavazzeni, Franco Capuana. E lunghissima la sua produzione teatrale di cui ci sono rimaste ottime registrazioni come quella di “Madama Butterfly”, “La traviata” e la “Tosca”.

Lasciate le scene del teatro, è ritornato sulla sua isola insieme con la moglie Loretta e i figli Cristina (anche lei cantante), Cesare, Claudio e Cecilia. Ha vissuto con loro l’ultimo periodo della vita a Portoferraio, ricco di fama e gloria. Una volta ritiratosi a vita privata, non ha ricevuto dalla comunità isolana quel riconoscimento che si attendeva per aver portato in giro per il mondo il nome dell’Elba. È stato una grande risorsa, che solo in poche occasioni fu “sfruttata”. Accadde quando l’allora assessore alla Cultura Massimo Scelza lo chiamò a tenere alcune lezioni di musica alle scolaresche di viale Elba. Forse, oggi, è merito anche suo, se è stato istituzionalizzato alla media Pascoli un corso di musica. Cala dunque il sipario su Renato, ma non scende come avviene nel “Rigoletto”, l’opera che ha tante volte cantato, su un uomo distrutto per aver constatato la sua piccolezza ed essersi illuso di essere un grande. Tutt’altro. Se il teatro è stato la sua vita (come lui stesso ha detto), il teatro l’ha reso immortale. Stamani alle 10 al Duomo di Portoferraio sarà celebrato il funerale del cantante.

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©RIPRODUZIONE RISERVATA

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